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Viaggio in
India
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Regia |
Mohsen Makhmalbaf |
| Attori |
Karl Maass
Mahmoud Chokrollahi
Mahnour Shadzi |
| Paese,
Anno |
India - 2007 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
86 |
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Trama |
Un uomo e una donna partono dall'Iran per consumare il viaggio di nozze in
India. Lei è credente, lui ateo e comunista. Il subcontinente si rileva
subito un terreno di confronto e scontro; per lei l'esperienza è di natura
spirituale, per lui è l'emblema di quel che può fare "l'oppio dei popoli".
Con Viaggio in India, Mohsen Makhmalbaf dà vita a due personaggi complessi e
moderni. Lei, prima che una credente una donna decisa a credere, è una
figura sensibile ma libera e leggera; su di lui, invece, scetticismo e
materialismo pesano come un doloroso carico e la sedia che porta sempre
sulle spalle non ne è che un simbolo. I due sposi cercano una risposta alla
loro diversità, ma in verità trovano altre e nuove domande.
La prima tappa del viaggio è la migliore: trascinati da un fotografo
incontrato sul treno, uomo e donna si recano a vedere con i loro occhi il
santone che ferma il treno con la forza dello sguardo, salvo poi scoprire
che il povero vecchio è prigioniero dei suoi adoratori e incapace di
fuggire. Colorato, intenso, con una nota di surreale, l'episodio descrive
meglio di ogni altro a venire le contraddizioni del subcontinente indiano
che i due protagonisti sono intenti a visitare e a cercare di comprendere.
Il tono di questo scorcio di viaggio si fa rimpiangere più che mai quando, a
metà film, Makhmalbaf lascia la donna per seguire l'incontro dell'uomo con
una prostituta e scivola in tutti i difetti che erano stati del precedente
lavoro, Sesso e Filosofia, opera ridondante e ombelicale. È questa anche la
parte in cui lo stile documentaristico, che fino a questo momento ha
caratterizzato il film, lascia il posto a inquadrature più ricercate che
appaiono troppo artefatte.
In seguito, il percorso dei nostri riprende quota, per finire nella città
santa di Benares, dove l'induismo si manifesta in tutti suoi riti, belli e
atroci, lungo le rive del Gange. Ricorrendo alla figura di un terzo oratore,
un occidentale che ha scelto di vivere in quel luogo, il discorso del
regista si sposta su posizioni relativistiche. Lo straniero elenca le varie
risposte che ogni religione offre al mistero della vita e della morte e ne
scaturisce una lezione di tolleranza, sentimento sempre più caro al regista
iraniano, che l'ha indagato nel contenuto e nella forma anche in opere
precedenti (per esempio in Tempo d'amare, dove mostrava le varie possibilità
di sviluppo di uno stesso tema).
Con Viaggio in India Makhmalbaf dimostra così di aver ritrovato
l'ispirazione smarrita e lo sguardo curioso e morale con cui si è fatto
conoscere.
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