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Uranya
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Regia |
Costas Kapakas |
| Attori |
Maria Grazia Cucinotta
Aris Tsapis
Andreas Kyriakakis
Nikos Vassilikiotis
Yorgos Liatis
Michalis Tsirakis
Dimitris Piatas
Taxiarchis Chanos
Fotini Baxevani
Dina Michailidou
Tassos Palantzidis |
| Paese,
Anno |
Grecia, Italia - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
95 |
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Trama |
È l'estate del 1969. In un piccolo villaggio greco cinque adolescenti
ansiosi di scoprire l'amore e il mondo «fuori» crescono tra sogni,
pregiudizi e corse in bicicletta tra il loro nascondiglio in mezzo agli
alberi e il mare. Ed è proprio qui, in una casetta sulla spiaggia, che vive
il loro sogno più grande: Uranya (Maria Grazia Cucinotta), una donna
bellissima e sensuale desiderata da tutti. I cinque ragazzi in piena crisi
ormonale decidono così di unirsi in un giuramento comune: risparmiare del
denaro per perdere con lei la verginità. Tra i cinque il più sensibile è
Achille, un ragazzino con la passione per la pittura e un sogno in più
rispetto ai suoi amici: la sera, guardando le stelle con la testa posata sul
ventre di Zoe (una ragazza più grande col sogno di «volare» fuori dal
villaggio), sogna di volare, o per lo meno ¿ nel frattempo ¿ di vedere in tv
l'atterraggio del primo uomo sulla Luna. Dipingendo ritratti, distribuendo
bandiere americane in occasione della visita del vicepresidente degli Stati
Uniti, e con l'aiuto delle mamme, i ragazzi riusciranno a mettere da parte
la somma necessaria per comprare un televisore per il villaggio, ma quando
sarà il momento di scegliere tra Uranya e il televisore, non tutti saranno
d'accordo.
Quella del greco Costas Kapakas, classe 1953 e alcune esperienze come
sceneggiatore, è una commedia onirica, dal sapore antico e probabilmente
autobiografico. A partire da un plot già visto che richiama il filone
adolescenziale più nostalgico, la sensibilità del film si alimenta delle
suggestioni di tanto cinema del passato: da Stand by me al Tornatore di
Nuovo cinema Paradiso (ma anche di Malèna), dall'onirismo di Fellini al
Favoloso mondo di Amelie, fino a toccare caotici momenti alla Kusturica,
Uranya è un film godibile, dolce e a tratti commovente, ben scritto e
sorretto da un regia attenta, capace di coinvolgere e di addentrarsi con
passo felpato nell'intimità dell'universo adolescenziale. Pur con qualche
ingenuità, è un film che racconta il potere della fantasia e la capacità dei
piccoli di sognare, capacità che invece pare aver dimenticato il regista,
troppo concentrato nell'esibizione di modelli virtuosi (vedi il finale inno
alla libertà con Easy Rider) per avere il coraggio di osare fino in fondo e
liberare la sua di immaginazione. Se il desiderio di volare via di Achille
corrisponde ¿ come pare ¿ a quello di Kapakas, durante la fuga il regista è
rimasto intrappolato nel mito dei modelli perdendo di vista la spontaneità
infantile e le sue origini. Tanto che l'aspetto mediterraneo del film sembra
quasi filtrato da uno sguardo non greco ma straniero. Notevole e suggestiva
è la cornice agreste del film, fotografata dai toni caldi dell'obiettivo di
Stefano Falivene (Anche libero va bene, Mary, Le avventure acquatiche di
Steve Zissou) e capace da sola di raccontare con i suoi colori un'estate
afosa e piena di speranze degli anni '60. Una torrida estate cretese nella
quale i sogni sembrano poter diventare realtà.
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Cover
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