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Un amore di testimone
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Regia |
Paul Weiland |
| Attori |
Michelle Monaghan
Patrick Dempsey
Kevin McKidd
Sydney Pollack
Kelly Carlson
Sarah Wright
Kadeem Hardison
Chris Messina
Richmond Arquette
Whitney Cummings
Emily Nelson |
| Paese,
Anno |
Inghilterra, USA - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
101 |
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Trama |
Tom è affascinante, ricco e occupato a sciupar femmine, nel rispetto delle
regole che si è autoimposto, per cui non si accompagna mai due volte alla
settimana con la stessa donna e non richiama mai una nuova conoscenza nelle
prime 24 ore. La verità è che non si è mai innamorato e non contempla il
matrimonio. Il suo unico punto di riferimento è la migliore amica Hannah, da
dieci anni porto di dolcezza e comprensione. Quando, in occasione di una sua
lunga permanenza all'estero, Tom scopre improvvisamente di amarla, destino
vuole che sia troppo tardi e che Hannah abbia appena accettato di sposare un
adorabile scozzese e di trasferirsi oltreoceano. Tom non ha altra scelta, se
vuole mandare a monte le nozze, che farle da "damigella" d'onore, per starle
accanto in ogni momento e dimostrarle di essere profondamente cambiato.
Un amore di testimone, in originale Made of Honor, combina il vecchio adagio
per cui non si apprezza veramente una persona fino a quando non si rischia
di perderla con un riadattamento a ruoli invertiti del Matrimonio del mio
migliore amico, di cui, però, non eguaglia lo smalto. Citando in apertura la
figura del triangolo, nel corso di una festa in maschera in cui il
protagonista, travestito da Bill Clinton, cerca Monica e fugge Hillary, il
film di Paul Weiland sottopone poi al giudizio di Hanna/Michelle Monaghan il
newyorkese Tom e lo scozzese Colin. È solo a questo punto, dopo un preambolo
oversize, che la sfida tra i due comincia a farsi interessante, perché il
secondo arrivato non è in nulla da meno del primo, se non nell'appeal, ma su
questo punto autori e spettatori fingono di soprassedere, in tacito accordo.
Però i tempi di Cary Grant e James Stewart sono lontani quanto lo è l'isola
di Skye da Filadelfia e lo "scandalo" si smonta prima di imporsi, quando i
pregi di Colin arrivano a sfiorare l'inverosimile.
Accade, allora, che là dove la sceneggiatura si perde, trova un suo quid
l'immagine, che, abbandonati il sex e la city, guadagna nelle verdi lande
della Scozia un sapore esotico ma più sincero. In questo precario
equilibrio, il film si regge in piedi, sostenuto da alcuni momenti di
comicità e minacciato da tanti sgambetti della noia.
Patrick Dempsey presta il fisico ma trattiene lo spirito, imbalsamato suo
malgrado in ruolo tagliato con l'accetta (prima un vero insopportabile, poi
un altro uomo); non perde mai il controllo della mimica facciale e non
scalda l'atmosfera come avrebbe fatto, al suo posto, un Hugh Grant. In
fondo, manca l'occasione perché il palcoscenico è tutto suo, tanto che la
bella Monaghan più che una co-protagonista è una spalla, simbolo di quella
maturità che rima con voglia di tradizione che le donne, al cinema,
ultimamente acquisiscono sempre prima dei loro partner.
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