|
Sotto le bombe
|
 |
Regia |
Philippe Aractingi |
| Attori |
Nada Abou Farhat
Georges Khabbaz
Rawya El Chab
Bshara Atallah |
| Paese,
Anno |
Francia, Inghilterra, Libano - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
98 |
|
|
Trama |
Libano, 2006. All'indomani dell'annuncio del cessate il fuoco tra l'esercito
israeliano e i militanti Hezbollah, Zeina parte da Dubai alla ricerca
disperata della sorella e del figlio. Giunta in Libano, attraverso la
Turchia, incontra un tassista disposto a condurla per trecento dollari nel
sud del paese. Tony e Zeina intraprenderanno un viaggio nel cuore di una
terra martoriata dalle bombe, imparando a conoscersi e affrontando insieme
un futuro incerto.
Esistono film "di guerra" realizzati ad una certa distanza temporale dal
momento storico messo in scena e altri prodotti se non contemporaneamente ai
conflitti stessi, in stretta continuità temporale. Se prendiamo come termine
d'esempio la Seconda Guerra Mondiale, Salvate il soldato Ryan risulta un
buon esempio di film "diacronico", Sotto le bombe del regista
franco-libanese Philippe Aractingi può essere a ragione inteso quale film
"sincronico". Al di là dell'arbitrarietà che simili operazioni di
categorizzazione si portano dietro, Sotto le bombe è stato davvero pensato
dal suo autore durante il terzo conflitto armato israelo-libanese e
realizzato in stretto rapporto, anche cronologico, con l'evento traumatico.
Nonostante la generazione dell'opera in evidenti condizioni di urgenza
emotiva e creativa, presupposto dichiarato a partire dal titolo, Sotto le
bombe non viene confezionato in termini di propaganda.
Per nulla disposto a puntare il dito contro Israele o Hezbollah o a farsi
portatore di una qualche rilevante valenza ideologica, Aractingi riflette
sui modi di percezione della violenza da parte dei civili, estranei alle
logiche geopolitiche delle potenze in conflitto. Il punto di vista è quello
di una "platea" quotidianamente ferita da quelle stesse logiche.
Assimilata la lezione neorealista (la costruzione di un nuovo statuto del
verosimile inteso a fare apparire più "realtà" sullo schermo) e disertato
l'universo tradizionale dei teatri di posa, il regista introduce due attori
in ambienti autentici integrandoli con i rifugiati: uomini, donne e bambini
che interpretano se stessi. Il primo piano riguarda l'anima umana, immersa
fino al collo nelle macerie e nella polvere alzata dalle bombe e nel vuoto
morale e civile della società contemporanea. Il taxi di Tony, che accoglie,
ricovera e accompagna la speranza di una madre sciita di ritrovare il suo
bambino, è un'arca scampata a un diluvio di bombe, un mondo uterino dove
persino il tassista cristiano acquieta la sua angoscia e sogna una
"resurrezione". È anche e ancora il luogo dove resistere, ricercando quello
che si è perso, un figlio o un fratello, il luogo dove riscoprire l'intimità
e la dolcezza di cui i protagonisti avevano disperatamente bisogno.
La leggerezza e l'economicità delle nuove tecnologie hanno offerto
all'autore condizioni ideali per condurre il cinema in un territorio
pericoloso dove non sarebbe mai arrivato. Sotto le bombe e sopra le rovine,
dentro i centri di accoglienza e in prossimità di ponti crollati aleggia
infine un'insostenibile precarietà del vivere, sostituita nella dissolvenza
in nero dell'epilogo con una pulsione alla vita: la carezza di un orfano a
una madre privata di un figlio.
|
Cover
Per scaricare la Cover, cliccare sull'immagine per ingrandirla.
Si aprirà una nuova finestra, a questo punto cliccare
con il tasto destro del mouse sull'immagine appena aperta
e dal menù a discesa scegliere: Salva immagine con nome
|

|
| |
|