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Slipstream
Nella mente oscura di H.
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Regia |
Anthony Hopkins |
| Attori |
Anthony Hopkins
Camryn Manheim
Christian Slater
Christopher Lawford
Fionnula Flanagan
Gavin Grazer
Jeffrey Tambor
John Turturro
Kevin McCarthy
Lisa Pepper
Michael Clarke Duncan
S. Epatha Merkerson
Stella Arroyave |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
96 |
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Trama |
Uno sceneggiatore sta lavorando a un film ma i personaggi che sta creando
cominciano a invadere la sua mente.
Questa è probabilmente la trama più breve pubblicata su mymovies ma chi
scrive sente come dovere il non 'descrivere' il film per non privare lo
spettatore del 'lavoro' (anche faticoso) che Hopkins si aspetta da lui. A
una non più tenera età l'attore/regista gira finalmente il suo film più
personale presentato in Concorso al 60° Festival di Locarno. Qualcuno,
rileggendo eventualmente dopo la visione queste righe, non concorderà avendo
trovato nel film innumerevoli echi di 'altro' cinema. È vero (si può parlare
di Stone, di Lynch, dei Coen) ma sta anche in questo la libertà di Hopkins
che riesce a realizzare un film che porta in sé tutto il cinema di cui si è
nutrito (e di cui è stato in parte protagonista) trasformandolo in
un'ossessione creativa di cui il più volte citato L'invasione degli
ultracorpi diviene metafora esplicita.
Hopkins ci precipita in una serie di scatole cinesi che scaturiscono dalla
mente di un dio minore: lo sceneggiatore. Il quale decide sì della vita e
della morte dei personaggi partoriti dalla sua creatività ma, al contempo, è
costretto poi ad abbandonarli nelle mani di altri (produttore, regista,
attori, tecnici). Anche da questo può essere suscitato il delirio narrativo
che conserva sempre però una sua logica che può essere 'rivisitata' con
tempi da record nel finale (non perdetevi i titoli di coda). Hopkins
continua a essere affascinato dai misteri della mente umana, dai link che si
creano nel pensiero e tra questo e la realtà che a volte rischia di
sconnettersi. Ci regala un film difficile, un'opera che alcuni
considereranno pretenziosa e altri invece apprezzeranno proprio per il
coraggio di un uomo di spettacolo che non si rifugia nei canoni tradizionali
del cinema narrativo ma si getta a capofitto nella complessità della
sperimentazione.
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