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Shooting
Silvio
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Regia |
Berardo Carboni |
| Attori |
Alessandro Haber
Federico Rosati
Melanie Gerren
Sofia Vigliar |
| Paese,
Anno |
Italia - 2007 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
96 |
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Trama |
Si fa chiamare Kurtz, è un giovane e ricchissimo orfano che si ispira al
personaggio di Marlon Brando in Apocalypse Now, quella maschera enigmatica
che già fu nel cuore di tenebra conradiano. Una sera – dopo lunghe
meditazioni - decide di radunare nella sua villa tutti gli amici per
proporre loro la stesura di un libro collettivo. Cento capitoli, scritti da
altrettanti voci, per escogitare un modo che annienti lo strapotere di
Silvio Berlusconi, reo di aver portato in Italia la decadenza dei costumi,
il consumismo volgare delle pubblicità, simbolo di un paese ormai alla
deriva. Dopo aver rimediato solo pacche sulle spalle e risatine, decide di
persistere solitario nel suo progetto. Fino a portarlo a una drastica
decisione: uccidere l'ex Presidente del Consiglio.
Shooting Silvio regala uno strano disagio nella mezz'ora iniziale, un senso
di stordimento e di vago malessere che porta quasi ad abbandonare la sala.
Il tema è fin troppo usurato, le soluzioni narrative piuttosto forzose, la
"pedagogia" del testo fuori da ogni fruibilità. Se invece si resiste fino al
termine della proiezione, si assiste con pathos e cinica ironia a un
esperimento anomalo nel panorama culturale italiano, un esperimento privo di
sbavature e retoriche, un film che non cerca né odio, né vendetta. Grazie a
una regia che cela per incanto l'inesperienza del giovane Berardo Carboni -
autore del libro prima, e della sceneggiatura poi - si può persino essere
testimoni di un'ora e mezza di buon cinema.: un intrigo fantapolitico che
merita e strappa qualche applauso.
Delizioso il cammeo di Remo Remotti nei panni di un tassista, gustosissimo
quello di Alessandro Haber nelle vesti inedite di un filippino. Bravissimi e
credibili gli attori, aiutati - poco - dai filmati d'archivio che riscorrono
i dieci anni della discesa in campo.
Quale giudizio si può dare a un regista che sceglie di portare sullo
schermo, nella sua opera prima (soggetta dunque a una feroce critica) un
tema forte, retorico e scontato come quello della "mutazione antropologica"?
Certo, non esageriamo. Shooting Silvio non è un film imperdibile. Ma tra le
decine di tentativi di trasporre sullo schermo il disagio di questi anni -
dall'elitario caimano di Moretti al documentario in chiave futuristica di
Deaglio, il lavoro del regista romano non sfigura, regalando del buon cinema
che riesce persino a far dimenticare il suo tema principale. Promosso.
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