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Scusa ma
ti chiamo amore
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Regia |
Federico Moccia |
| Attori |
Cecilia Dazzi
Luca Ward
Pino Quartullo |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
105 |
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Trama |
Alex non si dà pace da quando è stato lasciato dalla fidanzata. L'incontro
con Niki, però, gli cambierà la vita. Peccato che lei sia più giovane di lui
di vent'anni, frequenti l'ultimo anno di liceo e viva ancora con i genitori.
Federico Moccia sa come arrivare ai cuori delle sue lettrici. Merito di una
penna agile con la quale esplora il loro universo regalando sogni che nella
vita reale, probabilmente, non vedranno avverarsi mai. Forte di uno zoccolo
duro di fedelissime fan, lo scrittore giovanilistico più produttivo d'Italia
(c'è chi afferma che scriva anche nei momenti più intimi della quotidianità
casalinga) decide di passare dietro la macchina da presa per dare vita ai
personaggi letterari di Scusa ma ti chiamo amore. Una mossa furba e
azzeccata, fosse anche solo per la scelta del protagonista maschile che sa
come far vibrare le corde emotive delle donne di tutte le età.
Se a Scamarcio, nelle prime due trasposizioni dei suoi bestseller, era
toccato il ruolo del ragazzo ribelle da salvare, Raul Bova rappresenta il
sogno proibito di molte giovani: l'uomo adulto da sedurre. Nell'offrire alle
sue lettrici una nuova favola rosa Moccia prende spunto dai suoi precedenti
scritti (citandosi, nemmeno fosse Quentin Tarantino) per inventarsi una
città che è vera solo in parte. Questa è la Roma rimasta orfana delle
ragazze di "Non è la Rai", dei lucchetti di Ponte Milvio sigillati da una
promessa d'amore, dei «tre metri sopra il cielo» scritti sui muri. È la Roma
bene dei quartieri alti, di chi fa jogging a Villa Borghese, vive in attici
e superattici, pranza a champagne e paga investigatori privati 1500 euro
(solo di acconto). In questa città fantastica, dove apparentemente nessuno
lavora ma tutti sono impaccati di soldi, gli adulti hanno relazioni noiose,
tradiscono le proprie mogli, lasciano i fidanzati cornuti. In un contesto
così avvilente non è strano che Moccia abbia deciso di volgere il suo
sguardo sulla condizione sentimentale delle ragazzine trovando la via più
facile per far rimare «cuore» e «amore». E di fatto l'amore del titolo
ricorre lungo tutto il film. Estrapolato dalla letteratura alta (Neruda, de
Musset, Shakespeare, de Balzac, persino Walt Whitman è stato scomodato) è
reso banale quanto i versi incartati nei cioccolatini. Banale è la
sceneggiatura, banale la regia, banale la scelta della voce narrante - per
quanto sia di Luca Ward, una delle migliori voci del cinema doppiato.
Con Scusa ma ti chiamo amore Federico Moccia si riconfermerà padrino di una
generazione di giovanissime che coroneranno i loro sogni (proibiti) almeno
fino a quando non si affacceranno sulla vita reale, quella che scorre fuori
dagli schermi e dalle pagine dei romanzi.
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