Savage Grace


 

Regia Tom Kalin
Attori Belen Rueda
Christine Vachon
Eddie Redmayne
Elena Anaya
Hugh Dancy
John Malkovich
Julianne Moore
Stephen Dillane
Tom Kalin
Unax Ugalde
Paese, Anno Francia, Spagna, USA - 2008
Genere Drammatico
Durata (Minuti) 93

Trama

Barbara Daly era una modella e aspirante starlette quando sposò Brooks Beakeland, nipote di Leo l'industriale che aveva fatto fortuna con la bakelite. Il film ce la fa incontrare a New York nel 1946 poco dopo la nascita del suo unico figlio Anthony. Barbara è una parvenu nel mondo dei ricchi e non perde occasione per aumentare la sensazione di eccentricità sia che si trovi in incontri mondani sia nel privato in cui a periodi di euforia si alternano profonde depressioni. Anthony cresce con un padre distante e attratto dalle sue prime amichette e con una madre morbosamente attaccata a lui e decisamente propensa alla sperimentazione in campo sessuale. Messa di fronte all'evidenza dell'omosessualità del figlio Barbara farà di tutto per 'recuperarlo' giungendo fino al rapporto sessuale. Il finale tragico è alle porte.
Solo un'attrice come Julianne Moore poteva dare corpo con credibilità a un personaggio complesso come quello di Barbara Daly e solo un regista come Tom Kalin (interessato all'omosessualità sin dal suo film d'esordio Swoon) poteva offrire a un attore estremamente dotato per portare sullo schermo figure di adolescenti tormentati come Eddie Redmayne (Symbiosis - Uniti per la morte) l'occasione di un ruolo così sfaccettato.
È Anthony il narratore, vittima e poi carnefice, sin dalle prime battute del film. Quelle cioè in cui vediamo una madre amorevole che tiene in braccio il proprio figlio neonato. Le origini del male risiedono lì ma non sono semplicisticamente individuabili nel classico legame simbiotico madre-figlio che letteratura e cinema ci hanno raccontato migliaia di volte. Qui c'è di più e di peggio. Barbara è una donna che cerca disperatamente un proprio ruolo, una donna che vorrebbe essere accettata nell'alta società che frequenta per merito del consorte e che, vistasi inadeguata, sceglie la via della provocazione. In queste sei stazioni che marcano gli spostamenti in luoghi diversi Kalin ci mostra quanto distruttiva possa divenire una figura materna. Perché Barbara, mentre adotta atteggiamenti sempre più trasgressivi sul piano sessuale (infilandosi nel letto del figlio e del suo compagno del momento), di fatto cerca disperatamente la Norma. Grazie a un contraddittorio rimescolamento di valutazioni nel momento in cui si offre sessualmente al figlio lo fa pensando di poterlo ricondurre nell'alveo della 'normalità' risvegliando in lui l'eterosessualità.
Per un personaggio così disturbato e disturbante erano indispensabili i sorrisi tesi, il bon ton di facciata, i gesti della quotidianità che cercano di celare il tormento interiore. Per tutto questo era indispensabile Julianne Moore che sa suggerire con una risata il malessere del vivere.

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