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Riparo
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Regia |
Marco Simon Puccioni |
| Attori |
Antonia Liskova
Francesco Carnelutti
Gisella Burinato
Maria de Medeiros
Mounir Ouadi
Vitaliano Trevisan |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
100 |
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Trama |
Anna e Mara si amano contro le costrizioni sociali, ora latenti, ora
manifeste, che investono la coppia mettendone in tensione ruoli, abitudini,
codici comportamentali e caratteriali. Il loro già precario equilibrio viene
definitivamente destabilizzato da Anis, un giovane immigrato magrebino,
attratto dalle promesse dell'occidente. Nascosto nel bagagliaio dell'auto
delle due donne, di ritorno da una vacanza in Tunisia, Anis supera la
frontiera. Sarà l'inizio di una convivenza lunga e difficile che dovrà fare
i conti con la disapprovazione della madre di Anna, col biasimo silente del
padre di Mara e con le regole inflessibili della società.
Cinque anni dopo Quello che cerchi, un film certificato da Nanni Moretti e
uscito in sale "protette", capaci di garantire all'autore un pubblico
selezionato e sensibile, Marco Simon Puccioni torna ad affrontare le forme
irrisolte dell'amore. Se il film precedente rifletteva sull'"amore" fra due
uomini, Riparo declina il sentimento al femminile. Appurata questa novità,
la riflessione non si fa più semplice, né il percorso più lineare. Lo
sguardo femminile, quello della sceneggiatrice (Monica Rametta) e delle due
attrici protagoniste (Antonia Liskova e Maria De Medeiros), prende possesso
del cuore della visione, aprendo squarci interrogativi sulla effettiva
consistenza della figura maschile (padri, fratelli, amanti, stranieri),
sugli stereotipi e le strutture comportamentali profonde, su una condizione
umana (l'omosessualità) ancora ampiamente e spesso violentemente osteggiata.
Riparo non vuole essere un film politico, almeno in prima istanza e nel
senso più tradizionale e ristretto del termine, ma sequenza dopo sequenza
costringe lo spettatore a riflettere sulla politicità del privato e sul
conflitto fra passione amorosa e coercizione sociale, sviluppando il tema
dell'amore proibito con misura e non come esagitato melodramma. Il punto di
vista esterno sulla complessità culturale e sociale dell'occidente è invece
maschile e "altro". Anis, educato secondo la pedagogia islamica e chiuso
dentro un involucro ipermacho, è critico e diffidente verso quella parentela
sussidiaria e sostituiva, che ha escluso l'uomo, inteso come partner
matrimoniale. "Rientrata" dalla vacanza (un tempo e uno spazio idilliaci e
"protetti") nella realtà del nord-est italiano, la relazione sentimentale di
Anna e Mara viene compromessa e infine distrutta da una "violenza" indotta
dal divieto sociale. Si osservi la sequenza del pranzo a Villa Manin, dove
Anna viene rimproverata di non formare e intendere la famiglia come luogo di
riproduzione sociale.
Puccioni sceglie felicemente due attrici, diversamente belle e diversamente
brave, capaci di recitare pienamente e simultaneamente col viso, con la voce
e con il corpo. Il punto di svolta drammatico della vicenda è risolto in
modo semplicissimo con i primissimi piani delle protagoniste che si
alternano, obbligando lo spettatore a condividere quelle poche battute di
dialogo, che stabiliscono la linea d¿ombra oltre la quale nessun ritorno è
permesso.
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