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Resident
Evil: Extinction
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Regia |
Russell Mulcahy |
| Attori |
Milla Jovovich
Oded Fehr
Ali Larter
Iain Glen
Mike Epps
Spencer Locke Ashanti
Gary Hudson |
| Paese,
Anno |
Australia, Germania, Francia,
Inghilterra, USA - 2007 |
| Genere |
Azione |
| Durata
(Minuti) |
95 |
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Trama |
Dopo l'apocalisse, l'estinzione. Il solito virus che trasforma gli esseri
umani in zombi ha invaso la Terra rendendola un deserto malsano e infestato.
I sopravvissuti vagano in carovane blindate alla costante ricerca di
benzina. E nel paradosso cospirativo più assoluto, alla fine del mondo,
della civiltà, restano saldi solo i satelliti spia della mega corporazione
Umbrella.
Fortunatamente, allo script di Resident Evil: Extinction ha lavorato il
navigato Paul W. S. Anderson. Con all'attivo capolavori quali il primo
episodio della saga e Alien vs. Predator, Anderson si è ben guardato
dall'evitare il trash, pur avendo l'idea illuminante di far culminare la
lotta in una Las Vegas insabbiata, luogo chiave dell'immaginario. La
capitale del deserto è l'ovvia metafora di un mondo occidentale condannato
all'assuefazione consumistica. Se George Romero insegnava a vedere negli
zombi i vuoti simulacri dei consumatori, le copie del ponte di Rialto e
della Tour Eiffel sono puri simboli del consumo, monumenti svuotati di
senso, zombi anch'essi, dei loro originali.
Ma è inutile soffermarsi sui dettagli, l'idea di base schiva abilmente la
critica sociale per concentrarsi su Milla Jovovich in shorts contro
centinaia di morti viventi. Per la cronaca, l'eroina si dà al macello con un
fucile a pompa, un machete e due pistole. E nello spreco di combattimenti
grandguignoleschi Extinction non nasconde un lato pseudo femminista, dove
eroine poco vestite tengono testa alla cospirazione gestita da burocrati
ingessati.
Ma non è tanto l'idea che si critica, in fondo onesta e senza pretese,
quanto la sua messa in scena, fracassona e volgarmente violenta. Riesumato
da una carriera ormai pressoché televisiva, il regista Russel Mulcahy
(Highlander I e II), si ostina a girare ogni sequenza partendo da dettagli
per poi svelare poco a poco l'ambiente circostante con prevedibili colpi di
scena. Delle scene d'azione poi non si capisce un gran ché e l'estetica da
videogame risulta subito ridondante e confusionaria. Australiano, Mulcahy
tenta almeno il gioco citazionista: continui i rimandi a Mad Max e persino a
Hitchcock in un attacco di uccelli infettati. Poco importa, Extinction è una
sorta di divertissement per l'ammazza-zombi Milla Jovovich, personaggio
pieno di charme, senza dubbio, che nel finale finisce per clonarsi cadendo
nella stessa ossessione del nemico. Ma proprio come i cloni o come quei
simulacri dei monumenti mondiali a Las Vegas, contemporaneamente remake,
sequel e adattamento, Extinction non può che perdere nella ripetizione anche
il suo senso originario.
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