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Quel treno
per Yuma (2007)
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Regia |
James Mangold |
| Attori |
Alan Tudyk
Ben Foster
Dallas Roberts
Gretchen Mol
Logan Lerman
Vinessa Shaw |
| Paese,
Anno |
USA - 2007 |
| Genere |
Western |
| Durata
(Minuti) |
117 |
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Trama |
Remake non significa quasi niente. Remake di un western non significa
niente. L'"originale" è del 1957, è di cinquant'anni più vecchio,
semplicemente, e non riesce a mandare segnali o echi, a lasciare eredità. È
tutto troppo lontano. Allora c'era il "western", coi suoi codici semplici,
reiterati, banali e magnifici e col finale rassicurante. C'erano Glenn Ford
e Van Heflin, la musica di Tiomkin e la voce di Frankie Laine, c'era il
buono e c'era il cattivo che poi era anche lui buono. Soprattutto c'era
l'eroe, quell'"eroe", che nel cinema di oggi, e non solo nel cinema, è
soltanto uno da sfottere.
Adesso il western è un genere desolato. Da allora è cambiato il pubblico, il
cinema, è cambiata la chimica. È cambiato tutto. Allora valeva un storia
semplice, un unico segmento. Adesso ci sono almeno altre tre o quattro
costole. Parlano, parlano, spiegano. Il contadino Evans (Bale), che trae una
vita durissima, per sé e la famiglia, dal piccolo ranch che sta per perdere
per i debiti, accetta, per duecento dollari, di fare da scorta per portare
il pericolosissimo Wade (Crowe) alla prigione di Yuma. La scorta, braccata
dai compagni del bandito, si assottiglia. Nel viaggio i due cominciano con
l'odiarsi, continuano col rispettarsi, finiscono (quasi) amici, anche se il
contadino non rinuncia al suo compito, anche quando rimane solo senza alcuna
speranza di caricare il prigioniero su quel treno delle tre e dieci. Nel
frattempo il figlio maggiore di Evans è costretto a crescere in fretta e a
diventare uomo nel dolore, e la faticosa integrità del contadino ha finito
col conquistare il bandito.
Se si dimentica il classico di Delmer Daves, se lo si lascia vivere
autonomamente, il film di Mangold è un'intensa avventura, un po' troppo
spiegata. Col paesaggio che diventa "attore" (sì, come allora), con una
violenza che non deborda, e con qualche citazione di Leone, che Crowe (a suo
agio, come dappertutto) ha definito "il vero grande maestro del western".
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