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Prospettive di un delitto
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Regia |
Pete Travis |
| Attori |
Ayelet Zorer
Edgar Ramirez
Eduardo Noriega |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Thriller |
| Durata
(Minuti) |
90 |
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Trama |
Thomas Barnes è un agente dei servizi segreti in missione in Spagna. In
occasione di un importante summit sulla guerra globale al terrorismo, il suo
incarico è quello di proteggere il Presidente degli Stati Uniti, che
soltanto un anno prima ha schermato da una pallottola. Durante il discorso
presidenziale, il capo di Stato americano viene colpito e ferito. Tra la
folla scoppia il panico e due bombe. A strage avvenuta, saranno i punti di
vista delle vittime scampate e dei carnefici spietati a ricostruire l'esatto
ordine dei fatti. Niente è quello che sembra. Nessuno è chi dice di essere.
Nella prima parte di Prospettive di un delitto, la migliore, si ha la
sensazione che il film possa rappresentare l'intrigante e infinita
variazione di un evento criminale, commissionato da una cellula terroristica
ed eseguito otto volte per lo spettatore. Otto punti di vista diventano otto
storie differenti, che rilasciano informazioni su tracce ancora aperte
mentre ne vengono immesse delle nuove che aprono nuovi enigmi. Non c'è
flashback che non possa essere dilatato da altri flashback, non c'è segreto
della vita dei personaggi che non ne contenga al suo interno degli altri.
Prospettive di un delitto è un thriller aggiornato ai tempi della tecnologia
avanzata e chiuso su se stesso malgrado la struttura "aperta". È un
action-movie dell'epoca della minaccia terroristica ripetibile come il loop
di un otto volante.
Un po' Lost, un po' 24, il film di Pete Travis si ispira senza ispirazione
alla produzione televisiva americana. Prova a catturare la nostra
attenzione, a ottenere la nostra adesione e la nostra partecipazione
emotiva, reiterando ed espandendo indefinitamente l'evento rappresentato
(l'assassinio in diretta del Presidente) e lavorando sulle attese rispetto
alla soluzione dell'enigma. Il regista inglese sceglie immodestamente di
"rifarsi" proprio al (tele)cinema di J.J. Abrams (Lost) e di Joel Surnow e
Robert Cochran (24), accumulando tutti i luoghi comuni legati ai killer
spietati e perfezionisti, all'assassino redento per amore (di una bambina),
all'alta tecnologia applicata al crimine, al thriller politico e così via.
Un film antologia, un assemblaggio di costanti, di tipizzazioni, di
situazioni standard, che attiva immediatamente la memoria alla ricerca di
una sequenza già vista e una battuta già ascoltata. Pesa sull'insieme un
cast eterogeneo, attori privi di carisma, troppo carismatici o con la parte
cucita addosso, una sfida fra divi che mette in gioco passato e presente.
Alla fine resta poco: un thriller ordinario, risolto in modo sbrigativo e
americanamente consolatorio, che genera aspettative ma non regala un surplus
di qualità. Questione di punti di vista.
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