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Piano,
Solo
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Regia |
Riccardo Milani |
| Attori |
Kim Rossi Stuart
Jasmine Trinca
Michele Placido
Paola Cortellesi
Sandra Ceccarelli
Roberto De Francesco
Claudio Gioè |
| Paese,
Anno |
Italia - 2007 |
| Genere |
Biografico |
| Durata
(Minuti) |
104 |
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Trama |
Rimasto profondamente turbato dalla morte accidentale della madre, il
piccolo Luca Flores trova una scappatoia dalla realtà suonando il
pianoforte. Dopo il diploma al conservatorio viene introdotto al jazz di Bud
Powell e nel giro di qualche anno si fa notare dai maggiori musicisti
italiani e da Chet Baker, che lo chiama ad accompagnarlo nel tour europeo.
Piano, solo racconta la storia di un artista tormentato, la sua vita
privata, l'ascesa al successo fino al drammatico suicidio.
La storia è piena di "musicisti dall'inferno", artisti così sensibili da
perdere qualsiasi contatto con la realtà - agevolati o condannati da una
latente patologia psichica - al punto da venire risucchiati dalla musica
stessa. Luca Flores è uno dei talenti nascosti del jazz italiano, un
pianista vissuto tra il 1956 e il 1995 che durante la sua carriera ha
suonato con veri e propri mostri sacri della musica colta, da Massimo Urbani
a Chet Baker, ma che sognava di esibirsi in una casetta-giocattolo lontano
dagli sguardi del pubblico. A sottrarlo all'oblio, prima ancora di Riccardo
Milani, fu Walter Veltroni che nel suo libro "Il disco del mondo" ne narrava
la breve vita ricca di trionfi ma di altrettanti dolori. Se il titolo del
libro faceva riferimento a un disco amato dal musicista - "Il clavicembalo
ben temperato" di Bach - quello del film trova nel preludio di Sergei
Rachmaninoff una doppia chiave di lettura, musicale e umana.
Fedele alla ricostruzione letteraria, Piano, solo ne mette in scena i punti
salienti: gli anni spensierati in Africa, la morte della madre che graverà
come una tacita colpa fino alla fine dei suoi giorni, l'affermazione come
pianista, i primi concerti, il favore dei colleghi, l'amore per Cinzia, i
primi segnali di squilibrio.
L'installazione drammatica volta a cogliere il lato più oscuro del musicista
non offre neanche uno scorcio di leggerezza all'uomo, che persino dinanzi
all'amore sembra titubante, distante. Trascendentale di fronte alle scale
infinite che ripete al piano con devozione ossessionata - quasi a voler
creare un contatto con quella madre che pensa di aver tradito, di aver
ucciso - Luca Flores rivive sullo schermo attraverso la postura e lo sguardo
di Kim Rossi Stuart.
Senza nulla togliere all'interprete - che regala profondità e contemplazione
al musicista - sarebbe stato curioso vedere negli abiti di Flores un attore
di diversa estrazione che riuscisse a misurare il lato serio al faceto
rendendolo più umano. Considerata la necessità da parte di sceneggiatori e
regista di raccontare l'uomo prima ancora dell'artista (esperimento
cinematografico pienamente riuscito al Rembrandt di Martin Freeman), si
poteva deviare dall'impianto narrativo tradizionale lasciandosi guidare
dall'improvvisazione.
Tuttavia fa onore a Riccardo Milani aver riportato alla luce uno dei più
formidabili talenti custoditi nella storia del jazz italiano e aver trovato
dei protagonisti - notevolmente sobri - che ne potessero preservare la
memoria. Tra tutti spicca la Baba di Paola Cortellesi, l'adorata sorella che
fu la prima ad avvertire la caduta agli inferi della mente e dello spirito
di Luca Flores.
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