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Per un solo dei miei due occhi
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Regia |
Avi Mograbi |
| Attori |
Shredi Jabarin |
| Paese,
Anno |
Francia, Israele - 2008 |
| Genere |
Documentario |
| Durata
(Minuti) |
104 |
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Trama |
Nel corso dei secoli Israele ebbe una serie di uomini dalla forte
personalità, capaci di ricondurre il proprio popolo lontano dai culti
idolatrici nei quali ricadevano continuamente. Il più noto è senza dubbio
Sansone, uomo dalla forza leggendaria che fu tradito dalla moglie Dalila.
Sansone le aveva rivelato che il segreto della sua potenza risiedeva nella
folta capigliatura. Dalila tagliò le sue sette trecce, rendendolo inerme e
facendolo imprigionare e accecare. Legato alle colonne del tempio, durante
una festa idolatrica, Sansone pregò Dio di restituirgli l'antico potere e
"uno solo dei suoi due occhi" per castigare e avere vendetta sui Filistei.
Ripercorrendo le gesta di uno dei "giudici" di Israele, morto suicida
uccidendo i Filistei, il documentarista Avi Mograbi riflette sulla cultura
della morte nell'Islam, assimilabile e per nulla estranea a quella dei miti
ebraici. Storia, mito e attualità si intrecciano e si fondono sullo sfondo
della realtà palestinese, occupata e bloccata ai check-point dall'esercito
israeliano. Il dramma palestinese è una realtà innegabile per il
documentarista israeliano, che al suo debutto in lungo (ma lo aveva fatto
anche "in corto") affronta la crisi tra Israele e Palestina, rilegge in modo
critico il mito di Sansone e di Massada e prova ad aprire una breccia nel
muro segregazionista che si sta erigendo.
L'articolazione narrativa, ovvero la modalità prescelta di esporre il
racconto dei testimoni (israeliani e palestinesi), non ha in apparenza un
disegno cronologico né tematico, somiglia piuttosto a un flusso che
amplifica l'impatto emotivo sullo spettatore. Pur dichiarando una posizione
critica verso la politica dello Stato d'Israele, che si trasforma
nell'epilogo in un atteggiamento addirittura e giustamente sprezzante, lo
sguardo di Mograbi contempla con rispetto gli israeliani che incontra nelle
scuole o nelle gite culturali e i palestinesi che cercano di arare le terre
occupate o di raggiungere l'ospedale o il posto di lavoro.
Il benessere di un popolo coincide con la condanna di un altro, la
costruzione di uno Stato con la distruzione di un altro e ciascuno si adegua
a questo stato di cose con un dolore di vivere straziante. Non ci sono
aperture fra loro, che si muovono come monadi in una realtà priva di
compromessi. Ciascuno nella sua via, solo, alla ricerca di un senso al caos
in cui si è perduto. Il documentario di Avi Mograbi riflette al telefono
(con un amico palestinese) sulle ragioni mitologiche (la morte di Sansone e
l¿assedio di Massada) e su quelle storiche che hanno condotto ai drammatici
fatti che accadono oggi in Palestina: il fallimento degli accordi di Oslo e
della mediazione statunitense, l'esplosione della nuova Intifada, la
devastazione di Gaza, della Cisgiordania e di Gerusalemme (est) dopo
quarantun'anni di occupazione militare, lo smantellamento dell'Autorità
Nazionale Palestinese e, sopra tutto, la strage di ebrei e palestinesi
innocenti. Capire cosa sta accadendo in Palestina non è facile e la
televisione e i giornali non ci aiutano. Ignorano o rimuovono. Proviamo col
cinema.
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