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Parlami
d'amore
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Regia |
Silvio Muccino |
| Attori |
Silvio Muccino
Aitana Sánchez-Gijón
Carolina Crescentini
Andrea Renzi
Flavio Parenti
Max Mazzotta
Giorgio Colangeli
Geraldine Chaplin |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
115 |
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Trama |
Sasha è nato sotto una cattiva stella. I genitori tossici lo hanno isolato
crescendolo in una comunità di recupero e, alla loro morte, lo hanno
lasciato in un limbo di dolore. Costretto ad abbandonare il centro dopo la
dipartita del direttore - l'unica persona nella quale riponeva la sua
fiducia - Sasha fatica a trovare il suo posto nel mondo.
Non deve essere facile chiamarsi Muccino, né scegliere di sedersi dietro la
macchina da presa per seguire le orme del più celebre fratello maggiore.
Silvio affronta la sua prima volta da regista adattando il romanzo scritto a
due mani insieme a Carla Vangelista - un successo letterario con le sue
300mila copie vendute - destinato al grande schermo sin dalla gestazione.
Per ottenere credibilità si circonda di professionisti capaci (Arnaldo
Catinari, Tonino Zera, Patrizio Marone, Maurizio Millenotti) ai quali
sussurra tutte le suggestioni del cinema alto (così alto da essere
irraggiungibile) per rimpolpare la sua opera prima di sequenze e location
fissate nell'immaginario collettivo.
Parlami d'amore è un'accozzaglia di citazioni, un presuntuoso esercizio di
stile - di un cinefilo che ha la fortuna, al contrario del suo personaggio,
di essere nato sotto una buona stella - che manca di personalità e di punti
di riferimento con il reale (e il sociale). Non è chiaro come questo film
sia riuscito a ottenere un riconoscimento "di interesse culturale". Non è
sufficiente parlare di dipendenza (dalle droghe, dall'alcol, dal gioco), di
comunità di recupero e di giovani allo sbando se l'argomento viene
affrontato con qualunquismo. Silvio punta sul dolore per provocare emozioni,
ma per poter parlare di dolore e abbandono bisogna conoscere a fondo la
materia o per lo meno saperla trattare con empatia. I personaggi, tutti
maledettamente tormentati, che si muovono nella dimensione dark di una Roma
notturna in sfacelo, sono stereotipati e per questo inverosimili.
Come inverosimili e alquanto irritanti appaiono i dialoghi tra i giovani
borghesi spudorati (che aspirano a diventare i nuovi Dreamers di Bertolucci)
e il ragazzo interrotto di Silvio Muccino. Ma ciò che irrita maggiormente è
il modo in cui il Silvio regista e sceneggiatore sfrutta la sofferenza e il
tema della dipendenza come mero pretesto per parlare d'amore.
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