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Paranoid
Park
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Regia |
Gus Van Sant |
| Attori |
Gabe Nevins
Dan Liu
Jake Miller
Taylor Momsen
Lauren Mc Kinney
Olivier Garnier
Winfield Henry Jackson
Brad Peterson |
| Paese,
Anno |
Francia, USA - 2007 |
| Genere |
Thriller |
| Durata
(Minuti) |
90 |
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Trama |
Alex ha sedici anni e frequenta il liceo a Portland. Un giorno un amico lo
invita ad andare con lui a Paranoid Park, luogo malfamato della città in cui
si confrontano i più abili esperti in materia di skateboard. Una notte,
proprio presso il parco, Alex uccide accidentalmente un agente. Decide di
continuare la sua vita senza dire nulla a nessuno.
Gus Van Sant torna a parlarci di adolescenti dopo quella che potremmo
definire la parentesi di Last Days. Lo fa affrontando il romanzo omonimo di
Blake Nelson e tornando a girare (in super8 e in 35 mm) nella sua città
natale. Il suo interesse per il mondo adolescenziale si rivela sempre più
dettato dall'urgenza di mettere in guardia il mondo adulto (nel quale però
ha una fiducia sempre più flebile) nei confronti di una deriva morale che
tende ad annullare in molti di essi (senza bisogno di droghe) la distinzione
tra bene e male.
In Paranoid Park in particolare i maschi sembrano essere i più indifesi e
pronti a farsi decolorare l'anima dal demone dell'indifferenza. Le due
ragazze invece (la girlfriend di Alex e una ragazza conosciuta al parco)
sono molto più consapevoli. La prima reagisce con veemenza (nell'unica scena
di cui ci viene negato di sentire il dialogo) all'improvviso abbandono da
parte del ragazzo mentre la seconda gli parla dell'Iraq del quale lui
afferma di disinteressarsi totalmente. Ma è, come dicevamo, il mondo degli
adulti quello che finisce con l'essere più distante.
Alex ha i genitori che si stanno lasciando ma la sua condizione economica
non è deprivata. Gli manca però quello di cui avrebbe più urgenza: una
guida. Quando il padre ipertatuato gli chiede di dirgli di cosa ha bisogno
per evitare a lui e al fratello minore il trauma della separazione il
silenzio di Alex è eloquente più di ogni parola. Necessita di un padre e di
una madre che sappiano capire di cosa ha veramente bisogno. Senza
chiederglielo. In un microcosmo in cui la leggerezza delle evoluzioni sullo
skateboard viene colta dalla macchina da presa in tutta la sua plasticità e
la coscienza di sé come esseri umani in formazione che rischia di perdersi.
Trasformando quella leggerezza in un peso difficile da scrollarsi di dosso e
di cui si finge di non avvertire la presenza. Camminando in corridoi deserti
che sembrano non avere mai fine.
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