|
Nella
valle di Elah
|
 |
Regia |
Paul Haggis |
| Attori |
Tommy Lee Jones
Charlize Theron
James Franco
Susan Sarandon
Josh Brolin
Jonathan Tucker |
| Paese,
Anno |
USA - 2007 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
124 |
|
|
Trama |
Hank Deerfield (l'imperturbabile Tommy Lee Jones), un veterano del Vietnam
maniaco dell'ordine e patriota devoto, parte alle ricerca del figlio Mike,
tornato dall'Iraq da appena una settimana e misteriosamente scomparso. Dopo
le prime infruttifere ricerche ¿ e grazie all'aiuto dell'ispettore Emily
Sanders (la perfetta Charlize Theron), vessata dai colleghi e costretta a
occuparsi di piccoli casi irrisolti - il cadavere del giovane soldato viene
ritrovato in una zona militare, fatto brutalmente a pezzi e con segni
visibili di bruciature.
L'universo della famiglia Deerfield cade a pezzi, punito per la seconda
volta con la scomparsa di un figlio, scardinando le convinzioni etiche e
morali dell'orgoglioso militare in pensione, convinzioni che iniziano a
vacillare mano a mano che la verità sull'efferato delitto salta fuori.
Il ritorno di Paul Haggis alla regia, Oscar alla sceneggiatura per Crash ¿
Contatto fisico, è di quelli che non passano inosservati. Una penna
impeccabile che muove delicatamente la macchina da presa, una storia che
mette in gioco tutto: paure, veleni, ingiustizie, scomode verità e tanto
orgoglio ferito.
Una costruzione narrativa che non può essere scalfita sotto nessun punto di
vista: intreccio, pathos, commozione, citazioni bibliche (il titolo riprende
l'episodio biblico fra Davide e Golia consumatosi nella valle di Elah), sono
impeccabili e rendono il film privo di qualsivoglia smagliatura. Ed è
proprio questa innata perfezione, questo classico dai toni sommessi che
arriva fino alle viscere di un pubblico di larghissimo consumo, che suscita,
se non delle perplessità, almeno delle domande. La perfezione non è di
questo mondo e Haggis lo sa. Cavalcare l'onda di un disagio, come quello che
l'America più progressista vive nel (com)piangere i proprio soldati, è
quantomeno sospetto. L'antimilitarismo, come l'antirazzismo delineato in
Crash, tocca le corde dell'attualità più scottante, legittima prevedibili
cambi governativi, gioca con le atrocità della guerra e lancia, infine, un
messaggio d'aiuto - altro che pace! - che non può che suscitare l'applauso
delle platee di ogni latitudine. Ed è qui, in questa corsa all'impazzata
verso il cuore di ognuno di noi, che Haggis incappa nella stessa trappola
che tende allo spettatore. Una genuinità così costruita che non lascia il
tempo e lo spazio per riflettere davvero su ciò che veramente è stato e su
ciò che sarà. Magari dieci anni fa sarebbe stato diverso, ma per ora, quel
che è certo, è un posto assicurato nella valle degli Oscar.
|
Cover
Per scaricare la Cover, cliccare sull'immagine per ingrandirla.
Si aprirà una nuova finestra, a questo punto cliccare
con il tasto destro del mouse sull'immagine appena aperta
e dal menù a discesa scegliere: Salva immagine con nome
|

|
| |
|