Mimzy
Il segreto dell'universo


 

Regia Robert Shaye
Attori Rhiannon Leigh Wryn
Chris O'Neil
Rainn Wilson
Timothy Hutton
Joely Richardson
Kathryn Hahn
Kirsten Williamson
Marc Musso
Megan McKinnon
Paese, Anno USA - 2008
Genere Avventura
Durata (Minuti) 90

Trama

Che cosa sono e da dove provengono i misteriosi oggetti che i due fratellini Noah ed Emma trovano casualmente fra le onde? E soprattutto come mai il loro uso porta i due fanciulli a sviluppare una straordinaria erudizione ed eccezionali doti di applicazione intellettiva, tali da aprire varchi spazio-temporali e salvare il lontano futuro?
Le due domande sono fondamentali non tanto ai fini di una comprensione dell'intreccio (che comunque fornisce una chiara risposta fin dal prologo), quanto per introdurre l'idea che con Mimzy ¿ Il segreto dell'universo siamo ben più vicini al dominio del fantastico retro che al fantasy come lo abbiamo recentemente conosciuto e visto proliferare fra maghetti, nani, orchi e Cronache varie. I diretti riferimenti sono maggiormente mirati, infatti, a quell'universo della fantascienza infantile molto di successo negli anni Ottanta, grazie a Spielberg, al suo amabile E.T. e ad altri vari film minori, come Explorers o Navigator, che attingevano copiosamente alla cultura pop americana e soprattutto alla science fiction di Ai confini della realtà. Così come quei film erano in qualche modo figli degli episodi della celebre serie televisiva, estirpati della radice inquietante, grottesca e reinterpretati in una visione ottimistica e moraleggiante, questo Mimzy parte da un racconto degli anni Quaranta di Lewis Padgett (pseudonimo di una coppia di scrittori che, non a caso, ha notevolmente influenzato anche il celebre serial di Rod Serling) per svilupparlo come pamphlet ecologista ed elogio della purezza infantile. Solo che, a differenza dello spirito squisitamente camp che abitava quei film, questo moderno esempio di "fantascienza per famiglie" somiglia molto ai fantastici giocattoli che i due ragazzini ritrovano sulla spiaggia e presenta una doppia anima, contemporaneamente retro e iper-avveniristica. Se, da una parte, risulta encomiabile il parco utilizzo di effetti digitali in un'era in cui un certo tipo di pellicole si giocano principalmente in post-produzione, dall'altra, il film si attualizza e si proietta nell'avvenire, aggiornando la contestualizzazione con dettagli importanti ma scarsamente approfonditi (il metal detector nelle scuole elementari e il bushiano Patriot Act, in funzione anche di fronte a dei bambini) e complicando un'avventura di per sé godibile con flebili quanto insistiti richiami alle filosofie orientali e al concetto del mandala (la rappresentazione dell'ordine cosmico per la filosofia buddista). Così, gli interessanti elementi rappresentanti il disordinato equilibrio della nostra società (la lotta al terrorismo, ma anche l'aridità del mondo degli adulti) sono turbe lasciate deliberatamente a margine, mentre quel che alla fine risulta in primo piano è un approssimativo florilegio di simbolismi New Age e una confusa interpretazione della teoria delle stringhe della fisica quantistica.
Il film di Bob Shaye (fondatore della storica compagnia indipendente New Line Cinema) risulta quindi come bloccato in una personale "Twilight Zone", dalla quale, in realtà, non riesce perfettamente a comunicare né col presente, né col futuro.

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