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Lettere da
Iwo Jima
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Regia |
Clint Eastwood |
| Attori |
Hiroshi Watanabe
Kazunari Ninomiya
Ken Watanabe
Ryo Kase
Shido Nakamura
Takumi Bando
Tsuyoshi Ihara |
| Paese,
Anno |
USA - 2007 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
142 |
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Trama |
Sessantadue anni fa americani e giapponesi si combatterono nella decisiva
battaglia di Iwo Jima. Qualche decennio più tardi vennero ritrovate
centinaia di lettere mai spedite dei combattenti giapponesi.
È a partire da queste che Clint Eastwood realizza un altro capolavoro
speculare a Flags of Our Fathers. Quelle feritoie che si aprivano nel film
precedente per sparare sugli americani in questo film le conosciamo molto
prima che entrino in azione. Solo un regista del suo spessore umano poteva
portarci a 'vedere' la guerra con gli occhi degli 'altri', del 'nemico'. Lo
aveva già tentato con lampi geniali Terrence Malick in La sottile linea
rossa. Oggi Eastwood ne fa il tema di Lettere da Iwo Jima in cui seguiamo le
vicende di soldati inviati al fronte con ben chiara in testa l'idea di
'dover' morire, non senza aver prima eliminato quanti più nemici possibile.
Ci racconta anche dei loro comandanti alcuni dei quali fanatici e talvolta
velleitari e altri invece consapevoli delle loro responsabilità di guide dei
loro uomini che, nella grande maggioranza, non vogliono perdere la propria
vita inutilmente. Tra loro emerge il Generale Tadamichi Kuribayashi che
aveva studiato negli Stati Uniti. Grazie a questo personaggio Eastwood
riesce a portare sullo schermo, senza mai assumere atteggiamenti
predicatori, un messaggio molto intenso. Se si conoscesse davvero chi si ha
di fronte forse non lo si odierebbe come invece accade in tutte le guerre.
Attenzione però: non si tratta di un messaggio retoricamente pacifista.
Eastwood è troppo consapevole della molteplicità degli elementi messi in
gioco da un conflitto (e in particolare dalla Seconda Guerra Mondiale) per
ridurre tutto a un banale appello alla fratellanza umana. È proprio grazie
alla differenza delle personalità descritte che può permettersi di uscire
dall'immagine stereotipa fatta solo di 'banzai' e kamikaze che tanto cinema
ci ha propinato. È un cinema contro le facili illusioni il suo ma anche
contro le retoriche guerrafondaie. Le lettere che i soldati nipponici
scrivono o ricevono da casa differiscono ben poco da quelle dei militari
americani. Così come non bisogna mai pensare che il Male sia schierato tutto
da una parte. Con una fotografia desaturata che si accende solo con il fuoco
e con il sangue, quello che è ormai uno dei pochi riconosciuti Maestri del
cinema viventi ci fa entrare nelle miglia e miglia di camminamenti che
costituirono la vera difesa strategica dell'isola. Così come per Kubrick in
Orizzonti di gloria in Lettere da Iwo Jima il cinema si fa al contempo
spettacolo, narrazione storica e monito alle coscienze. Si fa, cioè, Cinema.
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