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Le vite degli altri
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Regia |
Florian Henckel von
Donnersmarck |
| Attori |
Hans-Uwe Bauer
Martina Gedeck
Matthias Brenner
Sebastian Koch
Thomas Thieme
Ulrich Mühe
Volkmar Kleinert |
| Paese,
Anno |
Germania - 2007 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
137 |
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Trama |
Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente
della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini
della DDR. Un idealista votato alla causa comunista, servita con diligente
scrupolo. Dopo aver assistito alla pièce teatrale di Georg Dreyman, un noto
drammaturgo dell'Est che si attiene alle linee del partito, gli viene
ordinato di sorvegliarlo. Il ministro della cultura Bruno Hempf si è
invaghito della compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland, e
vorrebbe trovare prove a carico dell'artista per avere campo libero. Ma
l'intercettazione sortirà l'esito opposto, Wiesler entrerà nelle loro vite
non per denunciarle ma per diventarne complice discreto. La trasformazione e
la sensibilità dello scrittore lo toccheranno profondamente fino ad abiurare
una fede incompatibile con l'amore, l'umanità e la compassione.
All'epoca dei fatti, quando le Germanie erano due e un muro lungo 46 km
attraversava le strade e il cuore dei tedeschi, il regista Florian Henckel
von Donnersmarck era poco più che un bambino. Per questa ragione ha riempito
il suo film dei dettagli che colpirono il fanciullo che era allora.
L'incoscienza e la paura diffuse nella sua preziosa opera prima sono quelle
di un'infanzia dotata di un eccellente spirito di osservazione. La
riflessione e l'interesse per il comportamento della popolazione, degli
artisti e degli intellettuali nei confronti del regime comunista
appartengono invece a uno sguardo adulto e documentato sulla materia.
Ricordi personali e documenti raccolti rievocano sullo schermo gli ultimi
anni di un sistema che finirà per implodere e abbattere il Muro.
La stretta sorveglianza, le perquisizioni, gli interrogatori, la prigionia,
la limitazione di ogni forma di espressione e l'impossibilità di essere o
pensarsi felici sono problemi troppo grandi per un bambino. Le vite degli
altri ha così il filo conduttore ideale nel personaggio dell'agente della
Stasi, nascosto in uno scantinato a pochi isolati dall'appartamento della
coppia protagonista. È lui, la spia, il singolare deus ex machina che non
interviene dall'alto, come nella tragedia greca, ma opera dal basso, chiuso
tra le pareti dell'ideologia abbattuta dalla bellezza dell'uomo e dalla sua
arte. Personaggio dolente e civilissimo, ideologo del regime che in un
momento imprecisato del suo incarico si trasforma in oppositore. Il "metodo"
della sorveglianza diventa per lui fonte di disinganno e di sofferenza,
perchè lo costringe a entrare nella vita degli altri, che si ingegnano per
conservarsi vivi o per andare fino in fondo con le loro idee. Gerd Wiesler
contribuisce alla riuscita dello "spettacolo" con suggerimenti, correzioni
(alle azioni della polizia), aggiustamenti (dei resoconti di polizia) e note
di regia che se non avranno il plauso dei superiori avranno quello dei
sorvegliati. "Attori" che recitano la vita ai microfoni della Stasi e nella
cuffia stereo dei suoi funzionari. La vita quotidiana fatta di paure ed
espedienti è restituita da una fotografia cupa e bruna, tinte monocromatiche
che avvolgono i personaggi decisi a sopravvivere, a compromettersi e a
resistere. La Stasi aveva un esercito di infiltrati, duecentomila
collaboratori, Donnersmarck ne ha scelto uno e lo ha drammatizzato con la
prova matura e sorprendente di Ulrich Mühe. Il drammaturgo "spiato" è invece
Sebastian Koch, l'ufficiale riabilitato di Black Book, intellettuale
"resistente" per salvare l'anima del teatro e della Germania.
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