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Lascia
perdere Johnny
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Regia |
Fabrizio Bentivoglio |
| Attori |
Toni Servillo
Peppe Servillo
Valeria Golino
Ernesto Mahieux
Fabrizio Bentivoglio
Lina Sastri
Antimo Merolillo
Roberto De Francesco |
| Paese,
Anno |
Italia - 2007 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
104 |
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Trama |
Caserta, seconda metà degli anni '70. Il maestro d'orchestra - nonché
bidello - Domenico Falasco, è autore di una singolare teoria che confida con
sapienza a uno dei suoi giovani più promettenti, il diciottenne Faustino, in
attesa di un contratto di lavoro per evitare la chiamata di leva. Più che
teoria, in realtà, si tratta di un bizzarro consiglio: far valere il proprio
talento e accettare solo "serate" nei luoghi di mare, perché è là che vanno
davvero i bravi musicisti. Il giovane Faustino, però, continua a essere il
tuttofare di Raffaele Niro, un impresario poco affidabile che un giorno
torna nella sua Caserta con un ingaggio davvero straordinario: il famoso
maestro Augusto Riverberi, eccezionale pianista ed ex amante di Ornella
Vanoni, arriverà in città per esibirsi con la sua "piccola orchestra" di
trenta elementi. Per il giovane talento, orfano di padre, è il momento di
far sul serio.
Occhiate malinconiche, sguardi musicali e passione, ma anche povertà e
disagio di chi non ha fatto il "boom", nel racconto di un'epoca (in)felice
come tante, dove la solitudine non rappresentava ancora la merce di scambio
dello sciacallaggio televisivo. Parte così l'esordio alla regia di Fabrizio
Bentivoglio, uno che nella vita ha fatto di tutto e che, con questo Lascia
perdere, Johnny, debutta con forza nel panorama cinematografico italiano.
Storia di un'ordinaria ricerca di successo, dei sogni inseguiti e raggiunti
nello sfondo di un sud povero ma dignitoso, dove si respira ancora l'aria
genuina di un passato lontanissimo. Difficile definirne i confini. Gradevole
e divertente, malinconico e stralunato, si avvale del miglior cast
possibile: i fratelli Servillo, Valerio Golino, Ernesto Mahieux e, per la
prima volta sullo schermo, un giovane e bravo Antimo Merolillo.
Impeccabile la regia (davvero interessante per essere un ¿esordiente¿) e la
fotografia, ancora una volta passata per le mani sapienti di Luca Bigazzi.
Ritmo e ironia si fondono insieme a una colonna sonora sussurrata con
rispetto e discrezione. Forse ¿ a voler esser critici ¿ qualche pastrocchio
in sceneggiatura poteva essere evitato asciugando un po¿ la pellicola,
rendendo meno frettolosa l¿ultima parte e puntando di più sulla forza dei
personaggi: una galleria di facce degna del nostro cinema migliore. In
fondo, se è vero che non si è mai perduti abbastanza finché si ha una storia
da raccontare, è altrettanto vero che, a raccontarne troppe, si rischia di
lasciar dei vuoti che neanche la più fervida immaginazione riesce a colmare.
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