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La Zona
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Regia |
Rodrigo Plà |
| Attori |
Daniel Giménez Cacho
Maribel Verdú
Daniel Tovar
Carlos Bardem
Marina de Tavira
Mario Zaragoza
Andrés Montiel
Blanca Guerra |
| Paese,
Anno |
Messico, Spagna - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
97 |
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Trama |
Un muro alto e impraticabile separa la Zona, un quartiere residenziale e
abbiente di Città del Messico, da un mondo di baracche e di miseria. Un
temporale e il crollo di un cartellone pubblicitario provocano una breccia
in quel muro, dove si infilano tre adolescenti delle favelas in cerca di
denaro e di fortuna. Ma il destino decide altrimenti e tragicamente. Due di
loro muoiono abbattuti dai colpi della sorveglianza, soltanto Miguel trova
rifugio nella cantina di una villa e nel (buon) cuore di Alejandro, un
coetaneo più felice e fortunato. Mentre Miguel e Alejandro imparano a
conoscersi, i residenti intraprendono una folle caccia all'uomo. Nella prima
sequenza della Zona un adolescente percorre una strada residenziale a bordo
di un Suv. La vernice brillante dell'auto riflette ville e giardini curati:
un dentro perfetto e asettico che riproduce se stesso, mentre il suo fuori,
caotico e disperato, "ruba" l'amore sopra un pullman rugginoso.
Nell'opera d'esordio di Rodrigo Plà e nell'universo chiuso della Zona c'è il
vuoto spaventoso di una lucida determinazione, che spinge residenti
sfacciatamente ricchi a confinarsi e a confinare l'umanità derelitta. È un
viaggio di sola andata nelle coscienze, paranoiche e mai riscattate, di un
gruppo di uomini, donne e ragazzini, nessuno escluso, che si sono dati un
sistema di regole fisse che non ammettono né concepiscono eccezioni.
La zona non è una storia di adolescenti ma è il racconto di una crescita,
con orrendi segreti da scoprire e contrasti da sciogliere: il sopra e il
sotto (la casa e la cantina; il ricco e il povero), il dentro e il fuori (le
favelas e il quartiere residenziale), la luce e il buio e i grandi e i
piccoli (cattivi padre e cattivi poliziotti contro figli che si lasciano
toccare da ciò che è diverso, scoprendolo uguale).
Rodrigo Plà gira un film corale in cui la regressione dell'uomo allo stadio
crudo del primordiale rende i rapporti tra vittima e carnefice nitidi e
perfetti: non sono più la legge e la giustizia a regolamentare la convivenza
all'interno di quella società (auto)esiliata. I residenti nella Zona si
offrono al puro istinto, si è prigionieri o carcerieri, non possono esserci
vie di mezzo, al punto che la valutazione etica dei personaggi viene messa
in relazione con il comportamento tenuto nei confronti del
prigioniero/vittima. Tutto appare più semplice e il vero totem contro
l'ipocrisia e l'ottusità degli adulti diventa un adolescente. Il senso della
storia e della giustizia è dalla sua parte. È Alejandro a spezzare la catena
della disuguaglianza e dell'isolamento. Nel suo gigantesco gesto si rivela
la sostanza tragica del racconto: la trasgressione di Alejandro riguarda la
legge del padre, è un atto di disubbidienza rispetto a quello che gli è
stato prescritto, è un percorso etico e conoscitivo.
Quella insubordinazione non significa incoscienza, sfrontatezza o
irresponsabilità ma comporta il coraggio di rompere gli schemi, di
affrancarsi dalle catene del sangue e della violenza, dalla storia e dalla
legge di un universo maschile di cui pure è figlio.
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