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La velocità della luce
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Regia |
Andrea Papini |
| Attori |
Patrick Bauchau
Peppino Mazzotta
Beatrice Orlandini |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
90 |
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Trama |
Mario è un ladro d'auto ipocondriaco al volante di un'Alfa Brera che
individua le sue vittime in autostrada. Doppiato sulla corsia di sorpasso da
una Bentley del '92, chiama una centralinista per conoscere con una scusa il
nome del suo proprietario. Il suo prossimo obbiettivo diventa così Rinaldo,
un vecchio chirurgo affetto da una misteriosa patologia, che finisce per
salvargli la vita dentro una galleria in fiamma. Mario, ansioso di
dimostrare la sua gratitudine, rivela a Rinaldo la sua vera identità e le
sue reali intenzioni. Quelle rivelazioni determineranno i rispettivi
destini.
Un'automobile percorre un'autostrada, attraversa una serie di tunnel,
imbocca gallerie che la immettono in un paesaggio non precisato e dentro un
tempo dilatato. Il suo autista telefona o ascolta la radio che trasmette
notizie sul traffico. La strada è quasi deserta e l'auto corre via veloce
fino a quando un'altra vettura la sorpassa, piazzandosi davanti. È l'inizio
di un "duello" on the road.
Comincia in questo modo il film di Andrea Papini, presentato all'ultima
edizione del Noir Film Festival di Courmayeur, orchestrando una sfida tra
un'Alfa con un guidatore dall'identità dichiarata e una Bentley con
un'antagonista dall'identità indefinita. Girato in digitale e riversato in
pellicola, La velocità della luce è un noir esistenziale che scandisce il
percorso di due vetture e di due esistenze emotivamente e fisicamente
separate. Due uomini, due maschere e due diversi modi di sfuggire
all'ossessione dell'identità che passa per la dissimulazione. La
claustrofobia del genere e del Mario di Peppino Mazzotta è inversamente
proporzionale alla progressiva apertura del viaggio verso gli spazi esterni
e gli scenari naturali delle autostrade in disuso o quelli "dipinti"
riprodotti con la tecnica della retroproiezione. Partiti alla ricerca di
un'auto (da rubare) o una cura (da provare) il transito dei protagonisti si
trasformerà in una deriva o in un'ininterrotta sospensione esistenziale.
Impossibilitati a trovare una stanzialità e a ricostruirsi una vita
finiranno inghiottiti dal buio, a cui vorrebbe sottrarli l'unica presenza
femminile del film che si sogna tentatrice erotica e si sveglia tentata e
condannata. Beatrice, interpretata con grazia e sapienza da Beatrice
Orlandini, incarna la donna intrappolata in una vita monotona e un mestiere
meccanico che raggiunge un contatto autentico con la realtà trasgredendo con
modelli maschili ambigui e portatori di morte.
Il movimento continuo e la fuga dei protagonisti culmina su un monte,
grandioso scenario degli incubi noir, in cui si compirà l'inganno e si
rivelerà la menzogna.
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Cover
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