|
La Strada di Levi
|
 |
Regia |
Davide Ferrario, Marco
Belpoliti |
| Attori |
|
| Paese,
Anno |
Italia - 2007 |
| Genere |
Documentario |
| Durata
(Minuti) |
92 |
|
|
Trama |
Dopo la liberazione dal campo di sterminio di Auschwitz, il 27 gennaio 1945,
Primo Levi intraprese un lungo viaggio attraverso l’Europa per tornare a
casa, in Italia. Davide Ferrario e Marco Belpoliti ripercorrono quei seimila
chilometri che separavano Levi da Torino, confrontando l’Europa descritta
nelle sue pagine con quella contemporanea. Una strada lunga dieci mesi,
formalizzata ne "La Tregua", uno dei suoi romanzi più celebri sulla Shoah,
sulla sopravvivenza e sul ritorno, seguito di "Se questo è un uomo".
Levi percorse l’Europa nell’intervallo compreso tra la fine del Secondo
conflitto mondiale e la Guerra Fredda, Ferrario e Belpoliti compiono la
stessa strada in un tempo questa volta sospeso tra la caduta del Muro di
Berlino e l’undici settembre 2001. Il progetto di Ferrario, pure nobile e
commovente, mostra limiti evidenti nella realizzazione confusa che non
spiega la relazione e il passaggio di senso tra Ground Zero e l’Europa
prostrata dell’Est. Qual è il nesso tra il fondamentalismo islamico e
l’acciaieria di Nowa Huta in Polonia, costruita dal regime comunista e
visitata in compagnia di Andrzej Wajda? E ancora, tra le guerre preventive
di “liberazione” e l’ignobile assassinio del cantante ucraino Igor Bilozir,
del gulag di Novograd-Voljinsky in Bielorussia, della centrale esplosa di
Chernobyl appena al di là del confine con l’Ucraina, del cammello di
Mogylev-Podilskji, degli emigranti diretti in Italia dalla Moldavia, delle
aziende italiane in Romania, dei neo-nazisti negazionisti della Germania e
di Mario Rigoni Stern sull’altopiano di Asiago? Perché cercare nei luoghi di
Levi risposte a questioni moderne e sconosciute alla vecchia Europa?
Nell’infinito peregrinare di questo road-movie senza attori e in compagnia
della sola voce off, Davide Ferrario si confronta ovviamente con la
rappresentazione della Shoah, riaprendo il discorso sul linguaggio
cinematografico impiegato per rendere immaginabile l’inimmaginabile,
rivelando ancora una volta tutta la difficoltà del cinema a riferire di
questo evento e di rappresentarlo nella sua unica oggettività storica e
morale.
|
Cover
Per scaricare la Cover, cliccare sull'immagine per ingrandirla.
Si aprirà una nuova finestra, a questo punto cliccare
con il tasto destro del mouse sull'immagine appena aperta
e dal menù a discesa scegliere: Salva immagine con nome
|

|
| |
|