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La guerra
di Charlie Wilson
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Regia |
Mike Nichols |
| Attori |
Amy Adams
Julia Roberts
Philip Seymour Hoffman
Shiri Appleby
Tom Hanks |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
97 |
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Trama |
La storia vera di Charlie Wilson, il deputato americano che negli anni '80
ha finanziato l'invio di armi ai mujahidin, per respingere l'invasione
sovietica dell'Aghanistan. Amante di donne, alcol e cocaina, Wilson riuscì
attraverso un'improbabile alleanza tra il Mossad israeliano, l'Egitto e il
Pakistan a far avere alla resistenza afgana ciò di cui aveva più bisogno:
armi e bazooka per abbattere gli elicotteri russi.
Mentre Redford si lancia contro la politica americana con un quasi-trattato
(Leoni per agnelli), Nichols, con il supporto alla sceneggiatura di Aaron
Sorkin, punta sulla farsa. Le due pellicole, in ogni caso, sembrano
condividere un punto di vista, quello di mostrare una strategia estera
americana trattata un po' a caso, per motivi interni e spesso con ignoranza.
Hollywood mette dunque in luce gli aspetti più sconclusionati della
politica, esibendo una sfiducia nelle istituzioni dal sapore di campagna
elettorale, comunque efficace nel dissacrare quei monumenti intoccabili
dell'autorità trattati spesso con reverenza (la CIA, il Congresso).
Il personaggio lo consentiva e Tom Hanks, seppur inadatto al ruolo del
deputato dai facili costumi, si cala nella parte con intensità burlesca,
anche grazie alla compagnia di Julia Roberts e dell'ottimo Philip Seymour
Hofmann. La leggerezza che distingue La guerra di Charlie Wilson avrebbe
potuto, tuttavia, esser ben più incisiva, perché Nichols rende sì grottesca
la situazione ma senza graffiare veramente. Ne è la prova il fatto che la
regia, pienamente a suo agio nelle situazioni comiche, è invece ridondante
in quelle meramente politiche.
Nichols ha la preoccupazione che lo spettatore non capisca da solo certe
evidenze, mentre pare curiosamente disinteressato ad altri aspetti della
storia. Finisce infatti per smussare la carica satirica impantanandosi in
un'elegia umanitaria un po' fuori tono, per poi trattare sbrigativamente il
punto essenziale che quegli stessi mujahidin si sono ritorti contro
l'America stessa. Il che dà l'impressione del compitino ben fatto, parodia
cattivella ma non troppo, divertente e ben ritmata, che merita attenzione
più per il film che avrebbe potuto essere, spingendo più a fondo la satira,
che per quello che è.
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