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La
Duchessa di Langeais
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Regia |
Jacques Rivette |
| Attori |
Anne Cantineau
Bulle Ogier
Guillaume Depardieu
Jeanne Balibar
Michel Piccoli |
| Paese,
Anno |
Francia, Italia - 2007 |
| Genere |
Storico |
| Durata
(Minuti) |
137 |
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Trama |
Armand de Montriveau, giovane e attraente generale francese, ritrova
nell'isola di Majorca come suora di clausura la duchessa Antoinette de
Langeais, di cui si era perdutamente innamorato cinque anni prima. Riviviamo
da questo momento le varie fasi di una passione maschile abilmente
contrastata da una donna attratta ma non disposta a cedere.
Jacques Rivette si rivolge questa volta a Balzac per continuare
l'esplorazione di quei sentimenti contrastanti che sono la passione che
acceca e l'attrazione erotica che ha bisogno di tortuosi percorsi per
potersi manifestare, ivi compresa la negazione della sessualità esplicita.
L'adesione al testo è però questa volta ancor più radicale che nel passato.
Rivette ammette che è stato Rohmer a spingerlo a leggere Balzac e Dostoevski
fin dagli anni Cinquanta, ma che la resistenza è stata forte. Complice una
notte insonne l'incontro è finalmente avvenuto. Ecco allora che il regista
ha sentito il bisogno di non 'modernizzare' chi già di per sé era moderno,
ma di realizzare una trasposizione che rispettasse il sentire dell'autore.
In quel progressivo avvicinarsi e perdersi che non ha età ed epoca (e che in
Balzac riusciva anche a riflettere i mutamenti sociali del periodo storico
che descriveva) Rivette inserisce i ritmi della lettura. I cartelli che
rimandano all'epoca del muto non sono altro che le interpunzioni
linguistiche di un cinema che non rinnega la letteratura per trasformarla,
ma cerca in essa una forma comunicativa. Per far questo occorrono però due
interpreti all'altezza, e Jeanne Balibar e Guillaume Depardieu lo sono. La
prima offre al film una 'non bellezza' estremamente seducente modulata su
canoni di un'altra epoca che non diventano mai ridicoli, perché riescono a
far comprendere come le parole e le convenzioni mutino ma il gioco
dell'amore rimanga eternamente simile a se stesso. Il secondo ripropone la
fisicità paterna senza cercare di imitarla. Il suo De Montriveau è ricco di
chiaroscuri umorali che segnano un percorso tanto determinato quanto ricco
di contraddizioni, che condurranno alla battuta finale che è al contempo
metafora di un'epoca ma anche di una condizione umana.
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