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La Banda
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Regia |
Eran Kolirin |
| Attori |
Ronit Elkabetz
Sasson Gabai
Uri Gavriel
Imad Jabarin
Ahuva Keren
Rubi Moskovitz
Khalifa Natour
Eyad Sheety
Saleh Bakri |
| Paese,
Anno |
Francia, Israele - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
90 |
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Trama |
La banda musicale della polizia di Alessandria d'Egitto viene invitata a
suonare all'inaugurazione del centro culturale arabo di una cittadina
israeliana. All'aeroporto di Tel Aviv non c'è nessuno ad attendere il gruppo
di musicisti, così il pragmatico direttore d'orchestra e colonnello Tewfiq
decide di raggiungere il luogo con un autobus locale. Arrivato nella remota
e desertica cittadina (una sorta di Las Vegas spoglia di luci scintillanti,
giochi e schiamazzi) capisce che, per un difetto di pronuncia, ha sbagliato
destinazione. Non si trova nella moderna Petah Tikva, bensì nell'arida Bet
Hatikva. Poiché non c'è modo di andarsene da lì (c'è una sola corriera che
passa una volta al giorno) gli otto egiziani sono costretti ad accettare
l'ospitalità di Dina, la bella proprietaria dell'unico ristorante del posto.
Al suo esordio in lungo l'israeliano Eran Kolirin realizza una piccola opera
cinematografica, densa di valore, trovando il modo per fotografare e
raccontare il suo paese con umorismo, sentimento e nostalgia, utilizzando un
linguaggio (e lanciando un messaggio) universale. La banda è una brillante
commedia dal retrogusto amaro che parla innanzitutto dell'essere umano. Le
inamidate uniformi azzurre della banda celano i disagi esistenziali dei
componenti. L'unica voce fuori dal coro è quella di Haled, dongiovanni
nell'anima che seduce le fanciulle sussurrando i versi romantici di Chet
Baker.
La musica fa da collante tra lo sgangherato gruppo in terra straniera e i
loro ospiti. È una canzone jazz israeliana che Dina sceglie per trasmettere
a Tewfiq - il suo personale Omar Sharif - il desiderio di dirgli "tante
cose". È la danza delle mani del colonnello, che muove sinuosamente
nell'aria per mostrare alla locandiera come si dirige un'orchestra, a creare
un momento d'intesa tra l'uomo e la donna. E, infine, intorno alla tavola
apparecchiata a festa, nel silenzio imbarazzante e un tantino ostile, basta
intonare un'approssimativa "Summertime" per comunicare e azzerare la
distanza di due paesi avversi.
Al di là delle divergenze culturali e delle barriere linguistiche c'è la
musica, ma c'è anche l'amore. Quello agognato da una giovane che vede la sua
vita come un (melodrammatico) film arabo, quello perduto a causa del proprio
rigore, quello cercato tra le braccia di uno sconosciuto. Il finale de La
banda è preannunciato da una frase di Itzik. È "come un concerto che finisce
di colpo, né triste, né allegro". Un concerto, aggiungiamo noi, da godere
fino all'ultima nota.
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Cover
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