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L'Arte del Sogno
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Regia |
Michel Gondry |
| Attori |
Alain Chabat
Charlotte Gainsbourg
Gael García Bernal |
| Paese,
Anno |
Francia, Italia - 2007 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
105 |
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Trama |
Dopo la morte del padre in Messico, Stéphane, un giovane creativo che
confonde realtà e sogno, torna a Parigi su richiesta della madre. Ad
attenderlo ci sono un impiego da illustratore in una piccola impresa di
calendari promozionali e una bella vicina di casa, Stéphanie, che cuce per
hobby giocattoli di pezza. Invaghitosi della fanciulla, Stéphane la
corteggia in sogno e da sveglio costruisce per lei pupazzi meccanici o
improbabili macchine del tempo. Ma in amore, sogno e realtà non coincidono
quasi mai.
È ancora una volta il cervello il protagonista del cinema surreale di Michel
Gondry. Il cervello che dimentica in Se mi lasci ti cancello, e quello che
si abbandona al sonno nell'Arte del sogno. Viaggio nella memoria per Jim
Carrey per rielaborare una relazione affettiva, e viaggio nel sogno per Gael
García Bernal per vivere un sentimento amoroso non corrisposto nella veglia.
Il motore del suo cinema è il cuore, la pulsione amorosa è invece il
combustibile che produce confusione e confonde i piani, passato-presente,
sogno-realtà, raddoppiando i livelli rappresentativi e quelli narrativi. Se
il film precedente ipotizzava la cancellazione dei ricordi traducendo
visivamente gli script creativi e spiazzanti di Kaufman, L'arte del sogno
penetra l'immaginario onirico del protagonista, interpretando i sogni di
Gondry, sceneggiatore di se stesso.
Il regista firma e gira dunque il suo film più personale e delicato,
esprimendo tutto lo stupore e lo splendore (eterno) della sua mente
"immacolata". Sviluppando un'idea applicata sommariamente al video Everlong
dei Foo Fighters, Gondry recupera l'elemento onirico lasciandolo libero di
sconfinare nella realtà, interrotta da una scenografia artigianale e
incantevole, erede dell'animazione praghese. Pupazzi meccanici, macchine del
tempo che conducono a un passato lontano soltanto due secondi, trasmettitori
del pensiero, sono stupefacenti marchingegni gondryani che interagiscono con
gli attori creando l'illusione di un sogno di cellophane. L'inesperienza
sentimentale del protagonista si materializza nel prezioso "dilettantismo"
scenografico dentro al quale Gondry confronta i sessi, racconta l'amore
inevaso, sostiene la bellezza di un'idea. Da sognare a occhi aperti.
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