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Iron Man
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Regia |
Jon Favreau |
| Attori |
Robert Downey Jr.
Terrence Howard
Gwyneth Paltrow
Jeff Bridges
Samuel L. Jackson
Hilary Swank
Leslie Bibb
Bill Smitrovich
Faran Tahir |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Azione |
| Durata
(Minuti) |
126 |
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Trama |
Anthony Stark è un inventore geniale e miliardario col vizio delle donne
(tante) e delle attività filantropiche. Ereditato patrimonio e ingegno dal
padre scomparso in un incidente d'auto, Tony (per amici e amichette) conduce
e amministra le Industrie Stark, produttrici e prime fornitrici di armi per
il governo americano. Durante un test in medioriente, per verificare
l'efficienza di un'arma sperimentale, viene catturato da un gruppo di
estremisti. Ferito al cuore da una scheggia è soccorso e curato da Yinsen,
un fisico esperto di cibernetica che gli applica un organo artificiale.
Obbligato dai guerriglieri a costruire un'arma invincibile per la loro
causa, Tony progetta in segreto un'armatura per fuggire alla prigionia.
Rientrato negli Stati Uniti è deciso a cambiare vita, a riparare alle
ingiustizie e a "industriarsi" a favore dei più deboli. Perfezionata
l'armatura con la tecnologia avanzata diventa Iron Man, un (super)eroe
"umano, troppo umano".
Fumetto e cinema nascono insieme più di un secolo fa e si spiano da subito.
Due linguaggi con origini diverse e identità distinte che pure hanno saputo
dialogare intensamente: confrontandosi, convivendo, divorziando,
riconciliandosi e riconfigurando le reciproche estetiche. L'Iron Man di Jon
Favreu, nell'intensa economia di scambio tra fumetto e cinema, realizza un
enorme salto di qualità, dimostrando la reciprocità produttiva dei due
linguaggi, che nell'ultimo decennio si era spinta in direzione di
un'autentica cannibalizzazione.
L'archivio "eroico" della Marvel è diventato un vero e proprio laboratorio
per la creazione, anche se non sempre riuscita e puntuale, di nuovi modelli
estetico-narrativi dell'industria cinematografica, come dimostra l'insistita
trasposizione sullo schermo di un esteso repertorio dei loro personaggi: da
Spider Man agli X-Men, dai Fantastici Quattro ad Iron Man, e per continuare
nel futuro prossimo con Hulk e Capitan America.
Creato da Stan Lee, Don Heck e Jack Kirby nel 1963 per la rivista "Tales of
Suspense", Iron Man è un eroe conservatore che ieri ha "armato" il Vietnam
ed oggi "attrezza" l'intervento afgano. Come Batman è orfano di padre e
madre, come Batman si ritrova sul tetto di casa vestito da eroe mascherato
(e non da supereroe) contro una luna rotonda, come Bruce Wayne è industriale
multimiliardario, playboy incallito e filantropo svagato. Le affinità
terminano qui, perché Tony Stark e il suo alter ego metallico sono
tutt'altro che rabbuiati, non hanno paura di cadere (ci si può sempre
rialzare), non hanno paura di sbagliare.
Iron Man è l'esoscheletro (quasi) invincibile di un reduce che ha deciso di
risarcire il mondo. Jon Favreu, subito dopo i titoli di testa, gira la scena
originaria, quella che origina il film e dà origine all'eroe. Come tutti i
suoi compagni di supervite e superavventure, Tony Stark ha subito un
incidente e una perdita traumatica (quella del cuore). Di questa scena
primaria la caverna dei ribelli è lo scenario, il luogo in cui avviene
l'esperienza dello smarrimento, il processo di apprendimento dell'uomo e la
conversione nell'eroe.
Dopo essere stato un disegno animato in A Scanner Darkly, Robert Downey Jr.
torna a recitare con sfondi agitati, indossando un'armatura, sviluppando una
doppia identità e combattendo il supervillain di Jeff Bridges. Soltanto la
sua performance glamour (e "in carne e ossa") poteva trovare l'equivalente
plastico-dinamico del personaggio disegnato su carta, restituendone l'aura
ed eliminando la seccatura del ridicolo, che si ripresenta a ogni traduzione
del fumetto al cinema.
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Cover
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