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Il Velo
Dipinto
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Regia |
John Curran |
| Attori |
Diana Rigg
Edward Norton
Liev Schreiber
Naomi Watts
Shihan Cheng
Toby Jones |
| Paese,
Anno |
Cina, USA - 2007 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
125 |
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Trama |
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Kitty, una giovane donna della borghesia inglese in età da marito, sposa
Walter Fane, un medico specializzato in batteriologia che nutre per lei un
sentimento profondo. Dopo il matrimonio, contratto per compiacere la madre,
Kitty si trasferisce con Walter a Shangai, dove, annoiata, cede alle
lusinghe di sir Charles Townsend, vice console maritato e padre di due
figli. L’adulterio viene presto scoperto da Walter che, ferito, decide di
rivalersi conducendo la moglie al villaggio di Mei-tan-fu colpito da
un’epidemia colerica. L’isolamento forzato e le condizioni di morte e
miseria in cui versa la gente del villaggio, costringono Kitty a un esame di
coscienza che getta sul marito una luce nuova. Commossa dall’amorevole
dedizione con cui Walter giorno e notte assiste i malati, Kitty decide di
appoggiare la sua missione e di rendersi utile in ospedale. In quel luogo
sperduto impareranno ad amarsi e a perdonarsi. I romanzi di Maugham,
scrittore britannico morto nel 1965, sono stati per anni la magnifica
ossessione di Edward Norton. La sua scelta è poi ricaduta su "Il velo
dipinto", già trasposto sullo schermo nel 1934 da Richard Boleslawski e
interpretato, nello splendore del bianco e nero, da Greta Garbo. Il
risultato è un film delicato che restituisce allo spettatore l’esperienza di
una lettura diretta del libro, a cui rimane fedele, almeno nelle atmosfere e
nei dialoghi. A cambiare, fino a stravolgere il senso della storia, è
l’epilogo, per il quale lo sceneggiatore Ron Nyswaner sceglie la più facile
soluzione della riconciliazione spirituale e fisica della coppia. Se il
punto di osservazione, assunto dal romanziere e dallo sceneggiatore, è lo
stesso (quello di Kitty), la differenza sta nel modo di intendere il suo
personaggio, che nel film viene indagato non tanto per le sue
caratteristiche psicologiche e sociali, ma in base alla funzione che svolge
nello sviluppo del racconto. La Kitty letteraria, calata perfettamente nella
Cina inglese degli anni ’20, è portatrice inquieta di una drammatica
disparità, è un "accessorio" di famiglia da emancipare attraverso il
matrimonio. I suoi viaggi, quello geografico e quello interiore, la
condurranno principalmente alla scoperta di sé. La rivelazione del suo
essere, niente affatto consolatoria, non fa che riconfermarle la sua
vocazione all’egoismo e all’individualismo. La Kitty di John Curran,
certamente più moderna e meno greve del suo doppio letterario, risolve a
letto i veleni coniugali e certi vizi morali. Il regista canadese conferma
Naomi Watts e torna a "giocare coi grandi" all’adulterio come conseguenza
del tedio esistenziale e della caducità della passione coniugale. Su una
cosa regista e scrittore sono d’accordo: l’infedeltà non comporta
necessariamente la rovina. Basta s-velarsi e trovare la strada del perdono.
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