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Il resto della notte
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Regia |
Francesco Munzi |
| Attori |
Sandra Ceccarelli
Aurélien Recoing
Stefano Cassetti
Laura Vasiliu
Victor Cosma
Constantin Lupescu
Valentina Cervi
Susy Laude
Teresa Acerbis |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
100 |
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Trama |
Silvana Boarin è la moglie di Giovanni, un industriale bresciano, spesso
assente per motivi di lavoro che coprono anche l'esistenza di un'amante.
Silvana ha un acceso scontro con la figlia adolescente che difende Maria, la
colf rumena accusata dalla madre del furto di un paio di orecchini preziosi.
Maria cerca alloggio presso Ianut, suo ex fidanzato appena uscito dal
carcere il quale abita in un edificio degradato insieme a Victor, il
fratello più giovane. Ianut ha trovato un complice in Marco, un
tossicodipendente a cui è stata tolta la custodia del figlio di otto anni. I
due, venuti a conoscenza della refurtiva di Maria decidono di andare oltre e
di tentare un colpo nella villa dell'industriale.
Una prima premessa necessaria: chi scrive ha talmente apprezzato il primo
lungometraggio di Munzi Saimir da inserirlo nella competizione di un
festival.
Una seconda premessa ancor più necessaria: le conferenze stampa e i
pressbook servono a spiegare le intenzioni del regista ma poi i film debbono
parlare da soli e a volte capita che le intenzioni siano una cosa e i
risultati un'altra.
È quanto accade con Il resto della notte che parte dalla buona intenzione di
voler descrivere il complesso quadro del Nord Italia e finisce con il
diventare una descrizione stereotipa della borghesia arricchita e un
ritratto in nero di qualsiasi tipologia di immigrato. Intendiamoci: non
penso che il cinema debba edulcorare i dati reali sui problemi
dell'immigrazione. Quando l'ha fatto mi sono dichiarato contrario (vedi
Lettere dal Sahara). Il problema si pone però anche in senso opposto. In
questo film gli immigrati rappresentano una minaccia sin dall'inizio, quando
Silvana viene circondata da un nugolo di bambini rom che hanno l'unico scopo
di derubarla. A costoro fanno seguito la faccia d'angelo di Maria (nei
confronti della quale solo la padrona di casa un po' nevrotica nutre
sospetti) che si rivelerà una ladra così come il suo rude compagno il quale
trova in un microcriminale italiano un degno partner. L'unico che potrebbe
rappresentare un segno di speranza nell'ambito degli immigrati è il giovane
Victor inserito in un gioco tragico più grande di lui. Sul versante dei
'ricchi' troviamo la positiva figlia dei Boarin quasi che in fase di
sceneggiatura ci si fosse sentiti in dovere di lasciare un briciolo di
speranza.
Questo però non è il ritratto del Nord con le sue luci e le sue ombre è,
molto più banalmente, il confronto tra due amoralità che si confrontano e si
scontrano pregiudizialmente e con una delle due (quella degli immigrati
alleati con schegge impazzite locali) decisamente più minacciosa. Piacerà
sicuramente molto proprio agli spettatori da cui il regista sembrerebbe
(secondo le sue dichiarazioni) essere più lontano.
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Cover
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