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Il
Petroliere
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Regia |
Paul Thomas Anderson |
| Attori |
Daniel Day-Lewis
Kevin J. O'Connor
Mary Elizabeth Barrett
Maya Rudolph
Paul Dano |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
158 |
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Trama |
Daniel Plainview è un cercatore d'argento che, alla fine dell'800 trova il
petrolio nell'Ovest degli Stati Uniti. La sua ricchezza diventa
considerevole grazie anche allo sfruttamento della presenza dell'unico
figlio che lo aiuta a convincere i contadini a cedergli i terreni. Troverà
però sulla sua strada un giovane predicatore che prima lo aiuterà e poi,
temendo un troppo veloce arrivo della modernità, manipolerà contro di lui la
comunità. Le sorti personali, anche se non quelle economiche, di Plainview
subiranno un duro colpo quando il figlio, a causa di un incidente presso un
pozzo petrolifero, diviene sordo. L'uomo, sempre più accecato da una
misantropia assoluta, lo allontanerà da sé precipitando sempre piu'
nell'avidità del possesso. Paul Thomas Anderson si ispira per questo film
alle prime 150 pagine del romanzo "Oil!" di Upton Sinclair il quale
tratteggiava la biografia a tinte forti del magnate Edward L. Doheny
(1856-1935). Il regista che ci ha regalato un film come Magnolia non
mentisce le proprie doti di narratore possente sostenuto da un cast
all'altezza che vede in pole position la prestazione di Daniel Day Lewis.
Il petroliere è un film fatto di bitume, di corpi che diventano tutt'uno con
la terra e l'oro nero che la intride. Corpi pronti ad essere spezzati e
anche dilaniati nella ricerca di un possesso avido quanto amorale. I primi
venti minuti di proiezione, privi di parole, lasciano un'impressione
profonda sullo spettatore quasi volessero offrire una lettura 'fisica' sulle
origini di una specie ben definiti di capitalismo, quella che crea profitti
enormi grazie allo sfruttamento delle viscere della Terra. È in questo
grembo (in un film in cui non c'è alcuna protagonista femminile) che Daniel
penetra per sottrargli prima l'argento e poi il petrolio. Ma non è questo
l'unico sfruttamento. Ce n'è anche uno pulito che non si avvale di muscoli e
ossa ma di parole: quello del giovane predicatore che riesce ad abbindolare
i suoi fedeli facendo leva sulla loro ignoranza. Se nero è il liquido che
sgorga dalla terra altrettanto nera è la divisa di questo falso servitore di
Dio.
La denuncia è tanto pesante quanto carica di toni che, come la preziosa
colonna sonora che assurge al ruolo di coprotagonista, vanno dall'esasperato
al tenue. Non è un film pacificatore quello del regista che ha assistito sul
suo ultimo set (quello di Radio America) il grande Bob Altman. Ci sarà chi
lo troverà troppo spettacolare per considerarlo d'essai e chi invece lo
riterrà troppo duro per avere successo commerciale. Chi scrive ritiene che
si tratti di un film spettacolare per cinefili. Sembra un ossimoro ma è così.
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