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Il nostro Messia
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Regia |
Claudio Serughetti |
| Attori |
Claudio Serughetti
Sarah Maestri
Vanessa Scalera
Veronica Barbatano
Maria Rita Cardella
Tinto Brass
Rosalinda Celentano
Ignazio Oliva
Dolcenera
Marcello Prayer |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
94 |
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Trama |
In un'Italia che più contemporanea non si può, cinque giovani fanciulle
condividono a Roma un appartamento, diverse condizioni di precariato ed una
comune velleità da attrici. L'arrivo di un ospite fra le mura di casa, un
filmmaker italo-francese in cerca di un produttore, comporta ingenti
squilibri nei rapporti fra le ragazze, scatenando gelosie ed arrivismi, e
allo stesso tempo alza il velo su un ambiente cinematografico in grossa
crisi.
Il cinema indipendente ed in particolar modo le opere prime in Italia paiono
vistosamente arrancare, in termini di qualità e visibilità, rispetto a
quelli degli altri paesi. Se è vero che negli Stati Uniti la definizione è
ormai pressoché divenuta un'etichetta estetica standardizzata e che nel
resto dell'Europa è forse ancora troppo legata ad una deriva della politique
des auteurs, in Italia soffre di gravi deficienze economiche e creative.
Il nostro Messia è, in questo senso, un'opera realmente indipendente (non a
caso, vincitrice di una menzione al RIFF, Festival del Cinema Indipendente,
nel 2007). È coraggiosamente indipendente in quanto girata in digitale da un
regista-attore-sceneggiatore-compositore, e realizzata a costi bassissimi
che vedono coinvolti i membri della stessa equipe tecnica e artistica con un
intelligente sistema di redistribuzione delle quote. Ed è tuttavia
infelicemente indipendente nell'estrema superficialità e sciatteria con cui
conduce la sua sacrosanta crociata contro la "atmosfera da genocidio
culturale" di un'Italia tragicamente attuale. Dei personaggi ben oltre la
soglia del macchiettitistico (su tutti il cinico produttore, nipote di un
influente uomo politico) e vari episodi, che tendono ad appesantire il
discorso critico laddove sarebbe stato più opportuno un approccio sottile ed
arguto o una qualche umiltà intellettuale, rendono il film per certi aspetti
ridicolo e per altri indebitamente pretenzioso. Soprattutto considerando che
l'importante messaggio etico e militante contro la sfrenata ambizione della
società moderna e la politica dei finanziamenti cinematografici in Italia,
viene spesso rappresentato con uno stile ed una recitazione piattamente
"televisivi". Oppure attraverso un sottotesto di rimandi più o meno
espliciti al cinema di Fellini e Pasolini.
Quest'ultimo in particolare viene più volte apertamente citato: da una trama
che, come visto, riprende a grandi linee il nucleo narrativo di Teorema; da
una lunga sequenza sul litorale di Ostia con una visita al monumento a lui
dedicato; ed infine da un Tinto Brass nelle vesti di simpatico demiurgo, le
cui esplicazioni critiche poste in apertura e chiusura del film risultano
ridondanti e pleonastiche a fini comprensivi. È noto il disgusto che
Pasolini nutriva per l'ignoranza e la bassezza morale dell'etica
neocapitalista, ma è anche importante ricordare ciò che questa immensa
figura intellettuale diceva riguardo quei giovani contestatori che "credono
di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo".
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