|
Il Divo
|
 |
Regia |
Paolo Sorrentino |
| Attori |
Toni Servillo
Anna Bonaiuto
Giulio Bosetti
Carlo Buccirosso
Piera Degli Esposti
Paolo Graziosi
Gianfelice Imparato
Massimo Popolizio
Aldo Ralli
Giovanni Vettorazzo |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
110 |
|
|
Trama |
C'è un uomo che soffre di terribili emicranie e arriva anche a contornarsi
il volto con l'agopuntura pur di lenire il dolore. È la prima immagine
(grottesca) di Giulio Andreotti ne Il divo.
Siamo negli Anni Ottanta e quest'uomo freddo e distaccato, apparentemente
privo di qualsiasi reazione emotiva, è a capo di una potente corrente della
Democrazia Cristiana ed è pronto per l'ennesima presidenza del Consiglio.
L'uccisione di Aldo Moro pesa però su di lui come un macigno impossibile da
rimuovere. Passerà attraverso morti misteriose (Pecorelli, Calvi, Sindona,
Ambrosoli) in cui lo si riterrà a vario titolo coinvolto, supererà senza
esserne scalfito Tangentopoli per finire sotto processo per collusione con
la mafia. Processo dal quale verrà assolto.
Paolo Sorrentino torna a fare cinema direttamente politico in Italia (Il
caimano essendo un'abile commistione di politico e privato). Compie una
scelta difficile pur decidendo di colpire un obiettivo facile: Andreotti.
L'uomo di Stato che è stato definito di volta in volta, la Sfinge, il Gobbo,
La Volpe, il Papa nero, Belzebù e, giustappunto, il Divo Giulio si prestava
sicuramente a divenire simbolo di una riflessione sui mali del nostro Paese.
La scelta era comunque difficile perchè Sorrentino aveva alle sue spalle
almeno tre nomi ai quali ispirarsi e dai quali stilisticamente distinguersi
in questa sua riscoperta del cinema impegnato: Francesco Rosi, Elio Petri,
Giuseppe Ferrara. Il primo con il suo rigore nella denuncia, il secondo con
una visionarietà graffiante, il terzo con il suo cronachismo
drammaturgicamente efficace.
Sorrentino riesce nell'operazione. Dichiara, consapevolmente o meno, i
propri debiti nei confronti degli autori citati nella fase iniziale del film
che innerva però sin da subito con una cifra di grottesco che diventa la sua
personale lettura del personaggio e di coloro che lo hanno circondato e
sostenuto. Proprio grazie a questa scelta stilistica può permettersi,
nell'ultima parte del film, di proporci le fasi processuali per l'accusa di
mafia grazie a una visione in cui surreale e reale finiscono con il
coincidere.
L'Andreotti di Sorrentino è un uomo che ha consacrato tutto se stesso al
Potere. Un politico che ha saputo vincere anche quando perdeva. Un essere
umano profondamente solo che ha trovato nella moglie l'unica persona che ha
creduto di poterlo conoscere. La sequenza in cui i due siedono mano nella
mano davanti al televisore in cui Renato Zero canta "I migliori anni della
nostra vita" entra di diritto nella storia del cinema italiano. È la sintesi
perfetta (ancor più degli incubi ritornanti con le parole come pietre
scritte a lui e su di lui da Aldo Moro dalla prigione delle BR) di una vita
consacrata sull'altare sbagliato.
Una vita in cui, come afferma lo stesso Andreotti (interpretato da un
Servillo capace di cancellare qualsiasi remota ipotesi di imitazione per
dedicarsi invece a uno scavo dell'interiorità del personaggio), è
inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per
ottenere il Bene. That's Life? Forse non necessariamente.
|
Cover
Per scaricare la Cover, cliccare sull'immagine per ingrandirla.
Si aprirà una nuova finestra, a questo punto cliccare
con il tasto destro del mouse sull'immagine appena aperta
e dal menù a discesa scegliere: Salva immagine con nome
|

|
| |
|