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Il cacciatore di aquiloni
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Regia |
Marc Forster |
| Attori |
Khalid Abdalla
Homayoun Ershadi
Shaun Toub
Atossa Leoni
Saïd Taghmaoui
Zekiria Ebrahibi |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
131 |
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Trama |
Kabul 1978. Amir è figlio di Baba, un uomo facoltoso di etnia Pashtun. Il
suo migliore amico è Hassan, figlio del servitore di casa e appartenente
alla inferiore etnia degli Hazara. Entrambi amano molto far volare gli
aquiloni per i quali sono previste gare che coinvolgono molti ragazzi della
città. Il vincitore è chi riesce a far restare il proprio aquilone in volo
per ultimo dopo che tutti gli altri hanno avuto il filo tranciato. Amir, che
ha ritrovato la stima di suo padre proprio in seguito alla vittoria (insieme
ad Hassan) nella gara più importante di lì a poco assiste (senza avere il
coraggio di intervenire) alla sodomizzazione di Hassan da parte di un
terzetto di ragazzi ricchi e razzisti. Da quel momento si porterà dentro un
senso di colpa che lo allontanerà dall'amico che vede come denuncia vivente
della sua vigliaccheria. Finché un giorno, trasferitosi negli Stati Uniti e
divenuto scrittore di successo, gli giungerà una telefonata.
Premessa: non bisognerebbe mai aver letto prima il libro da cui un film è
tratto. Perché, pur non volendolo, si finisce con il fare confronti che
andrebbero evitati dato che si tratta di due forme di comunicazione molto
diverse. Come centinaia di migliaia di italiani però ho letto il libro di
Khaled Hosseini. E, consapevole della tentazione, proverò a dividere la
recensione in due parti. La prima (che è ineludibile ma che lo spettatore
che non conosce il romanzo può non tenere in considerazione) mi spinge a
pensare che Marc Forster, pur avendo realizzato un film più che dignitoso,
non riesce a restituire (nella inevitabile sintesi della sceneggiatura che,
ad esempio, quasi elide la difficoltà d¿inserimento del protagonista della
parte finale) l'emozione complessa che il libro suscita nel lettore. La
vicenda che giunge sullo schermo è assolutamente fedele ma è come se nelle
pagine fosse rimasto un vissuto, un sentire, un'atmosfera che il regista
occidentale non è riuscito a tradurre in immagini.
Se però si prova ad allontanarsi dalla parola scritta e si pensa al film in
sé allora si apprezzano senz'altro l'intensità di un attore come Homayoun
Ershadi nel complesso ruolo del padre di Amir oppure la scena della gara
degli aquiloni in cui, vedendo tutta la città partecipe del gioco dei
ragazzi, non si può non pensare che anche questo venne proibito dai Talebani
una volta giunti al potere. Così come si passa sopra all'omertà sulle armi
fornite dagli americani a questi ultimi quali forza di contrasto nei
confronti dei Sovietici colpiti come si è dalla convinta bravura dei due
giovani interpreti. I quali hanno rischiato gravi sanzioni (sono entrambi
afgani) per aver partecipato alla scena della sodomizzazione (peraltro
trattata con grande delicatezza visiva nel film).
Si resta poi piacevolmente affascinati dalla ricostruzione della Kabul anni
Settanta realizzata girando in¿ (sembra difficile crederci vedendo il film
ma se avete la pazienza di seguire lo scorrere dei titoli di coda lo
verificherete direttamente) Cina. Ovviamente nei territori di confine con
l'Afghanistan.
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