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Grande, Grosso e Verdone
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Regia |
Carlo Verdone |
| Attori |
Carlo Verdone
Claudia Gerini
Geppi Cucciari
Eva Riccobono
Roberto Farnesi
Marco Minetti |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
131 |
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Trama |
Il candido Leo, che andava in vacanza a Ladispoli e alzava gli occhi al
cielo, si è sposato con Tecla, ha due figlioli paffuti e una madre defunta
da seppellire. Il pignolo e metereopatico Furio, che chiamava il servizio di
percorribilità strade per viaggiare senza perturbazioni, ha mutuato il nome
in Callisto, ha un lavoro prestigioso, un appetito immoderato per le squillo
e un figlio introverso da sistemare. Jessica e Ivano, rientrati dal viaggio
di nozze, hanno concepito Steven e hanno "affinato" i gusti e i nomi. I
coatti, che si sognano signori, si chiamano Enza Sessa e Moreno Vecchiarutti.
Provano "a ri-farlo strano" a Taormina ma si scoprono (di nuovo) conformisti
e ordinari.
Con L'amore è eterno finché dura e Il mio miglior nemico, Carlo Verdone
aveva cercato una regia asciutta e composta, non destinata, per una volta, a
sfilacciarsi attorno ai siparietti macchiettistici che popolavano invece
Viaggi di nozze. Con Manuale d'amore (uno e due) abdicava la regia,
affrancando il Verdone attore dalle fissazioni e dalle limitazioni del
Verdone regista. La tenerezza bonacciona e infantile delle maschere della
quotidianità romanesca, il narcisismo megalomane dei suoi tanti personaggi
doveva d'altra parte fare i conti con quel volto cambiato, evolvendo verso
una ridefinizione somatica e verso codici della commedia all'italiana
anagraficamente più corretti.
Manuale d'amore prima, Il mio miglior nemico dopo, accolgono, approvano e
dichiarano quella svolta anagrafica, producendo una maschera nuova da
cinquantenne: un italiano più integrato ed esportabile sul mercato europeo.
La sua ambizione, invitare lo spettatore a liberarsi dalla consuetudine di
una storia consolidata e abitata dal suo popolare antieroe, svanisce però
con Grande, grosso e verdone, che ripropone, quella volta di troppo, il
passato televisivo e cinematografico del regista romano. Come Un sacco
bello, Bianco, rosso e verdone e Viaggi di nozze, l'ultima e vana fatica di
Verdone ha una struttura a episodi e recupera i bonari mostri della
periferia romana: il mammone imbranato, il professore pedante e il coatto di
borgata.
Linguisticamente più evoluto e capace rispetto ai suoi esordi dietro la
macchina da presa, con Grande, grosso e verdone Carlo Verdone rimane
imbrigliato nelle secche di una drammaturgia elementare e prosaica, sgarbata
e sgraziata. Non si spiega, nemmeno con la teoria del film "commissionato"
dai fan (e andiamo!), quel passo indietro, quella regia divagante e
quell'inesistente grado di riflessività di tre personaggi, "un sacco"
sconfortanti e "troppo" fuori età.
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