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Funny Games
(2008)
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Regia |
Michael Haneke |
| Attori |
Naomi Watts
Tim Roth
Brady Corbet
Michael Pitt
Boyd Gaines
Siobhan Fallon
Robert Lupone
Devon Gearhart
Siobhan Fallon Hogan
Robert Lupone |
| Paese,
Anno |
Austria, Francia, Germania,
Inghilterra, Italia, USA - 2008 |
| Genere |
Thriller |
| Durata
(Minuti) |
111 |
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Trama |
Una famiglia borghese in automobile. La cavalleria rusticana di Mascagni e
Atalanta di Handel nell'autoradio. Il figlio ascolta sorridendo dal sedile
posteriore. La casa al lago: con il prato ben curato, la barca a vela e i
vicini gentili. Niente di più stabile, tranquillo e banale. Non fosse che
Haneke usa la macchina da presa come a volerne (vivi)sezionare la vitalità.
Con piani totali, dall'alto a volo d'uccello e dettagli minimali. La musica
lirica e John Zorn che irrompe sui titoli di testa.
Spinto dal produttore Chris Cohen a portare negli Stati Uniti la sua opera
austriaca del 1997, Michael Haneke ricalca ogni piano dell'originale in
un'operazione che non può non ricordare, e lo fa volutamente, lo Psycho di
Gus Van Sant. Si sa, negli Stati Uniti, senza il remake, i film stranieri
hanno scarsa visibilità. Haneke ne approfitta e, nel clonarsi, sfrutta la
bravura dei suoi attori, Naomi Watts, Tim Roth, Micheal Pitt e Brady Corbet,
per dare maggior valore alla pellicola grazie all'interpretazione.
Non è tutto. Sbarcato in America, Funny Games, che già offriva una varietà
di possibili letture, si fa ancora più stratificato. Lasciando dunque spazio
alle logiche di ri-produzione, identico all'originale eppur diverso, mostra,
tra le altre innumerevoli cose, come un film sia un fatto sociale e
contestuale. Nel giro produttivo americano, Funny Games sfrutta le logiche
di genere per rendere ancora più potente una sadica critica della società
dello spettacolo ai danni di uno spettatore inconsciamente e
irrimediabilmente colpevole. Sia ben chiaro, la differenza è talmente minima
tra l'originale e il remake, da essere portatrice di senso: ma è lo
spettatore a costituire lo scarto, a non poter non vedere il film sotto
altre prospettive, anche solo per la presenza degli attori protagonisti.
Funny Games è un horror, in quanto mette in scena la perversione dello
spettacolo dell'orrore. Ma lo fa in maniera estrema, al punto da divenire
parodico, beffa grottesca del cinema e delle sue logiche, dello spettatore e
delle sue certezze. I ragazzi vestiti di bianco, sadici e col viso pulito da
figli di papà, ricordano i drughi di Arancia Meccanica. Le uccisioni e la
dilatazione del tempo, sono una messa in questione del nostro modo di
osservare oltre che di quello di rappresentare la violenza.
Aggressivo, estenuante, critico e parodico contro le stesse critiche che
mette in scena, Funny Games nel suo essere remake di se stesso è un'opera
contemporanea che acquista valore e senso nella ripetizione.
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Cover
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