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Doppia ipotesi per un delitto
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Regia |
Wayne
Beach |
| Attori |
Bruce McGill
Chiwetel Ejiofor
Donny Falsetti
Guy Torry
Jolene Blalock
LL Cool J
Mekhi Phifer
Ray Liotta
Taye Diggs |
| Paese,
Anno |
USA
- 20047 |
| Genere |
Thriller |
| Durata
(Minuti) |
93 |
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Trama |
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Isaac Duparde, impiegato in un negozio di dischi, è stato ucciso nel letto
di Nora Timmer, assistente e fidanzata del procuratore distrettuale Ford
Cole. Ad essere accusata dell’omicidio è proprio Nora, che giura di aver
agito per legittima difesa. La stessa notte alla centrale di polizia si
presenta Luther Pinks, un amico di Isaac, che fornisce a Cole una versione
diversa del delitto. Cole, candidato sindaco, scoprirà presto che dietro a
quella morte si nasconde un disegno più grande e un nemico insidioso, Danny
Lewton, criminale che gestisce numerose attività illegali e la fratellanza
nera. L’opera prima di Wayne Beach è un thriller poliziesco quasi del tutto
trascurabile. Trascurabile perché i colpi di scena che cullano lo spettatore
si verificano unicamente sul piano attoriale. Quel tocco in più che evita al
film un triste anonimato è infatti merito degli attori, un manipolo di buoni
caratteristi che riscattano parzialmente la vicenda scritta e girata dal
debuttante Wayne Beach. Nel suo film urbano, nei quartieri neri e poveri,
sulle strade bagnate e nei vicoli di sporcizia e sfruttamento è accaduto
qualcosa di imprecisato che il procuratore cupo di Ray Lotta, magnificamente
pesto e maturo, dovrà chiarire e riferire allo spettatore confuso. Perchè
tutti nel film sono sospettabili e colpevoli, soprattutto se afroamericani.
Il regista inverte così la tendenza del poliziesco classico, là dove era il
bianco nel mondo dei bianchi a lottare illegalmente per il proprio successo.
Se il Bryan Singer dei Soliti sospetti è il modello cinematografico di
Beach, quelli letterari sono decisamente Chandler ed Ellroy. Da Singer mutua
l’ambizione della trama complessa e il susseguirsi dei flashback che
rivelavano l’identità di Kaiser Soze, qui Danny Lewton. La bella fotografia
di Wally Pfister traduce l’affresco iperrealistico della dannazione della
civiltà americana di Chandler, mentre lo script ricalca l’istituzionalizzata
confusione dei ruoli (buon poliziotto/cattivo poliziotto, politicante
corrotto/criminale che corrompe, ricatta e uccide) di Ellroy, di cui
recupera pure la dark lady, algida e sensuale, nera e bianca insieme, motore
primo attorno alla quale ruotano le vicende cortocircuitate di due uomini in
conflitto, uno sbirro e un criminale. Come il corpo “fatto fuori” di Isaac
Duparde, Doppia ipotesi per un delitto è un film agonico che pretende dallo
spettatore un continuo riordino della frammentarietà del racconto.
Frustrato, negato e rilanciato una volta di troppo.
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Cover
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