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Doomsday
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Regia |
Neil Marshall |
| Attori |
Rhona Mitra
Bob Hoskins
Adrian Lester
David O'Hara
Alexander Siddig
Jeremy Crutchley
Stephen Hughes
Cecil Carter
Caryn Peterson
Karl Thaning
Adeola Ariyo |
| Paese,
Anno |
Inghilterra, Sudafrica, USA - 2008 |
| Genere |
Thriller |
| Durata
(Minuti) |
105 |
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Trama |
Con un muro, dove sorgeva nell'antichità il vallo di Adriano, la Scozia
viene isolata in seguito alla comparsa di un virus inarrestabile. Trent'anni
dopo, una fuga che riporta l'epidemia a Londra costringe il governo a
inviare una spedizione nella zona contaminata per trovare qualche possibile
sopravvissuto, forse grazie alla selezione naturale.
Dopo il più che lodevole The Descent e il grottesco Dog Soldiers, Neil
Marshall realizza con Doomsday, una sorta di collage di altri film,
mescolando i grandi classici della fantascienza post-atomica anni '80 (Mad
Max e 1997: Fuga da New York in primo luogo) e il film di zombie
contemporaneo (Resident Evil e 28 giorni dopo, di cui sembra quasi di
rivedere le immagini, fosse anche solo per l'ambientazione britannica).
Nessun eroe mitico e sfaccettato come Iena Plissken o Mad Max dunque, ma una
Rhona Mitra nei panni di una macchina da guerra, indistruttibile
(ingiustificatamente) e che fa un po' il verso alla Mila Jovovich di
Resident Evil, finendo per creare un personaggio ormai di genere, di cui non
si sentiva certo la mancanza: quello dell'eroina post-apocalittica.
Nella zona contaminata si va dal classico mondo arcaico-grottesco, punk e
sado-maso, a una sorta di società medievale dominata da un tiranno-dio
impersonato da Malcolm Mc Dowell, con tanto di costumi, drappi e armature
recuperati misteriosamente (rinvio a Highlander?). Di originale poco o
niente.
Doomsday è un bricolage non solo di generi ma di intere sequenze rubate ad
altri film (tra cui Alien 2 o Interceptor), giustapposte in maniera
insensata e fracassona. Decerebrato e consapevolmente trash come si
presenta, il terzo lungometraggio di Marshall potrebbe persino risultare
divertente e il ritmo sostenuto aiuta a non perdere mai l'attenzione, non
fosse che la totale mancanza d'idee nuove rende la pellicola emozionalmente
piatta: il genere è fin troppo codificato per stupire di fronte a scene già
viste altrove.
In bilico tra l'omaggio, la parodia e il più banale remake commerciale,
Doomsday, non sapendo da che parte stare, risulta in fin dei conti privo di
pathos, prevedibile e sostanzialmente senza grande interesse.
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