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Charlie Bartlett
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Regia |
Jon Poll |
| Attori |
Anton Yelchin
Robert Downey Jr.
Hope Davis
Kat Dennings
Ishan Davé
Megan Park
Jonathan Malen
Tyler Hilton
Jake Epstein |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
98 |
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Trama |
Charlie Bartlett è uno studente brillante e quietamente indisciplinato. In
seguito all'ennesimo provvedimento disciplinare viene espulso da una
prestigiosa scuola privata e iscritto in una pubblica. Superati la timidezza
iniziale e l'occhio nero procuratogli dal bullo di turno, Charlie trova modo
e tempo, quello della ricreazione, per farsi accettare e per ascoltare nei
bagni dei maschietti i problemi esistenziali della sua generazione.
Sull'asse della toilette si alternano così i suoi "assistiti" curati a suon
di consigli e di prescrizioni mediche. Dispensando pillole e pareri
pseudo-professionali si innamorerà della bella figlia del preside dedito
all'alcool e ai ricordi.
Nel cinema giovanilista e nell'interesse dei registi americani per i loro
"figli" o "fratelli minori" è possibile riscontrare uno dei segni di
vitalità del cinema americano, che li assume di volta in volta come sfide,
protagonisti e punti di vista, come centro o metafora di qualcosa che non
tiene nel sistema.
Tra gli affondi duri di Todd Solondz (Fuga dalla scuola media o Palindromes)
e il modello intelligente ma ormai scontato dei film Sundance (Il calamaro e
la balena o Me and You and Everyone You Know), tra i giovani rassegnati a un
destino già marcato di Gus van Sant (Drugstore Cowboy o Belli e dannati) e
gli orfani irrisolti di Wes Anderson (I Tenenbaum e Il treno per il
Darjeeling), si piazza il Charlie Bartlett di Jon Poll, ritratto di un
figlio sofferente che ha la saggezza e la pulizia che manca al proprio padre
(e al proprio preside).
Nonostante Charlie Bartlett metta in circolo un immaginario innocuo e privo
di una vera temperatura morale, dietro la sua apparente semplicità formale,
dietro alla trama lineare e quasi ovvia nel suo svolgimento, il film impone
ragionamenti profondi e necessari. È con ironia che il regista attacca
quello che è soltanto un costrutto sociale: la normalità. Nella storia del
"vizio" di Charlie (il desiderio di essere benvoluto con ogni mezzo), nel
racconto di "terapie" tentate (Ritalin) per ovviare al disturbo da deficit
dell'attenzione sono racchiuse la rivendicazione del diritto alla
a-normalità e alla disuguaglianza.
Dalla coppia di addicted di Drugstore che passa il tempo a svaligiare
farmacie e a consumarne il bottino, passando per il comportamento
disordinato dei nuovi "tenenbaum", che dipendono da analgesici, sedativi e
sciroppi per la tosse, si approda a Charlie Bartlett che (ri)prescrive nei
bagni di scuola "pillole della felicità" alla ricerca di un'infantile quanto
utopica (e anfetaminica) ricerca di serenità. Almeno per Jon Poll la realtà
è ancora il miglior stato da offrire ai giovani contro le visioni
"meravigliose" della chimica.
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