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Caos Calmo
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Regia |
Antonio Luigi Grimaldi |
| Attori |
Nanni Moretti
Valeria Golino
Alessandro Gassman
Isabella Ferrari
Blu Di Martino
Silvio Orlando
Roberto Nobile
Kasia Smutniak
Blu Yoshimi |
| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
112 |
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Trama |
Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di
aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua
moglie, è morta improvvisamente l'estate scorsa e Pietro non sa decidersi a
soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo
giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da
una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di
"arresto". Trasgredite le regole dell'efficienza e della produttività e
abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della
vita dopo il dolore.
Caos Calmo, tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, non è un film
"autosufficiente" perchè per afferrarlo è necessario affiancare alla visione
una ricognizione della fonte letteraria. Eppure proprio in questa
"dipendenza", in questa assenza di "autarchia" cara al Moretti in Super8,
risiede il valore del film di Antonello Grimaldi. Troppe pagine di Veronesi
non corrispondono esattamente al cinema, troppe cose che sono nominate non
possono essere viste, perché tutto accade nella testa del personaggio, è
Pietro Paladini a prevalere sull'intreccio e l'intreccio non esiste se non
attraverso la sua costruzione.
Primo ostacolo per Grimaldi è stata l'esteriorizzazione dell'interiorità,
che non ricorre mai o quasi mai alla soluzione più ovvia della voce fuori
campo. Ecco allora che il paesaggio interiore di Paladini, impossibile da
palesare, si costituisce indirettamente attraverso una scelta marcata e
ricca di conseguenze sul piano narrativo: Nanni Moretti, la cui presenza
attoriale raccorda il film di Grimaldi alle sue opere. Moretti ha costruito
il suo cinema come un sistema di segni e di rinvii (le scarpe, un bicchiere
d'acqua, un aforisma), che si configura come un linguaggio per iniziati,
qualcosa che costantemente si implica e si richiama. Moretti si muove dentro
un orizzonte di aspettative condivise da una parte del pubblico italiano,
che si imbarazza per la "scena di sesso" con la Ferrari, già sconcertato da
quella con la Morante (La stanza del figlio). Impegnati a dissertare sulla
sua incompetenza copulatoria, ai detrattori è sfuggito il vistoso
ripiegamento dell'ego morettiano, che non predica più e non ha più certezze
ma che ha bisogno di fare ordine, di compiere, muovendosi da fermo, un
percorso di conoscenza e di indagine razionale sulla insostenibile
leggerezza del dolore.
L'inestricabile garbuglio interiore di Paladini/Moretti e il caotico
pasticcio della varia umanità che si confessa sulla sua panchina trasformano
il dolore in momento dialettico. Se nella Stanza del figlio la cognizione
del dolore è asociale, in Caos Calmo è precipitato in uno spazio di
socialità. Dove c'era nichilismo e chiusura adesso c'è apertura al
possibile. E dopo gli abbracci è il tempo della differenza: Pietro Paladini
potrà fare i conti fino in fondo col significato che ha il (non) dolore per
lui. L'unica sequenza che non ha bisogno di essere integrata col romanzo è
quella "occupata" da Roman Polanski. La sua entrata in scena è la semplice e
geniale risposta di Grimaldi al silenzio della pagina scritta. Perché
Polanski è immagine che parla.
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