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Caccia Spietata
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Regia |
David Von Ancken |
| Attori |
Pierce Brosnan
Liam Neeson
Angie Harmon
Anjelica Huston
Robert Baker
Xander Berkeley
James Jordan
Nate Mooney |
| Paese,
Anno |
USA - 2008 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
116 |
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Trama |
Ruby Mountains, 1868. La Guerra Civile americana è terminata ma non per
tutti. C'è ancora qualcuno che cerca vendetta. Si tratta dell'ex militare
sudista Carver che, con un piccolo gruppo di uomini, dà la caccia al
nordista Gideon. Il motivo lo possiamo intuire ben presto ma ne saremo certi
solo nell'ultima parte della vicenda. Gideon fugge nei boschi innevati,
viene ferito ed è costretto a togliersi la pallottola da un braccio. Ma la
sua fuga continua coinvolgendo anche altre persone mentre il gruppo di
Carver, grazie all'abilità dell'inseguito, si assottiglia progressivamente.
Due attori di origine irlandes (Brosnan e Neeson) che ben conoscono le
ferite che lascia una guerra civile si confrontano con intensità in un
western per questi tempi inusuale (come ormai lo è divenuto il genere).
Inusuale perché se il confronto tra il 'buono' e il 'cattivo' del recente
Quel treno per Yuma si esplicitava in lunghi dialoghi qui le parole sono
centellinate ma non per ricordare in modo didascalico i silenzi di Sergio
Leone quanto piuttosto per immergere questa storia di ricerca di vendetta
nei suoni della Natura che passano dal gelo dei boschi innevati all'aridità
del deserto.
Von Ancken (regista di alcuni episodi della serie Cold Case e qui alla sua
opera seconda al cinema) si muove a suo agio in questi spazi grazie anche
alla fotografia di John Toll, premio Oscar per Braveheart.
Proprio da questo nome emerge la cifra stilistica del film perché la
produzione è Icon, cioè la casa di produzione di proprietà di Mel Gibson. La
sceneggiatura sembra scritta su misura su quello che è diventato il marchio
di fabbrica gibsoniano. Von Ancken si è dato da fare nelle sue dichiarazioni
per paragonare la Guerra Civile americana alla guerra in Iraq ma le sue
buone intenzioni debbono essere rimaste nella pagine finite nel cestino
perché nel film non c'è traccia (ed è un bene) di riferimenti all'attualità.
Ciò che invece c'è è un messaggio pacifista raggiunto con la tecnica a cui
il suo produttore ci ha abituato. Che si tratti di Gesù o che ci si occupi
di Maya e conquistadores per giungere al messaggio positivo si 'deve'
passare attraverso una serie di versamenti di sangue. Così non ci vengono
risparmiate una cauterizzazione di ferita a vista, l'immersione di arti che
rischiano il congelamento nella pancia di un uomo appena ucciso, gli
intestini di un cavallo con conseguente altra sanguinolenta sorpresa e così
via.
Tanto che alla fine, osservate l'ultimo gesto del film, ti viene il dubbio
che il titolo vero avrebbe potuto essere "The Knife - Il coltello". Con
buona pace del pacifismo appiccicato all'ultimo. Tre stelle nonostante.
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Cover
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