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Biutiful Cauntri
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Regia |
Esmeralda Calabria, Andrea
D'Ambrosio, Peppe Ruggiero |
| Attori |
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| Paese,
Anno |
Italia - 2008 |
| Genere |
Documentario |
| Durata
(Minuti) |
83 |
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Trama |
"Napule è nu sole amaro, Napule è 'na carta sporca e nisciuno se ne
importa", tranne Raffaele Del Giudice, un educatore ambientale resistente,
che proprio non ci sta a guardare i rifiuti divorare la sua terra e le
polveri di amianto saturare il suo cielo. A venticinque chilometri da
Napoli, nei comuni di Giuliano, Qualiano, Acerra e Villaricca, il gregge
pascola prima di essere abbattuto e gli agnelli, uccisi dalla diossina, si
decompongono come fiori sui prati. L'eco-mafia, che produce più morti di una
qualsiasi altra attività criminale, non è un espediente narrativo e Raffaele
Del Giudice non è un attore.
Biùtifil cauntri, il documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e
Peppe Ruggiero, è materiale più reale del reale, è un grande storia di
impegno civile sostenuta da una poetica originale, che serve a raccontare un
territorio umano e geografico lasciato a se stesso. Le fuoriuscite del
cobalto dalla fabbrica di Montefibre hanno contaminato fragole e pomodori,
le discariche abusive e i chilometri di spazzatura e sacchetti hanno
avvelenato pecore e bufale, quelle del pregiato latte bufalino che diventa
mozzarella "elastica e resistente al primo morso".
Gli agricoltori e i pastori campani sono soli contro le sopraffazioni e la
ricerca del profitto, contro i trafficanti di rifiuti e la camorra
casertana, contro le connivenze tra imprenditoria e politici, contro
l'assenza dei controlli e l'arroganza dei poteri forti, contro il silenzio
della stampa e la complicità degli organi statali. Nella biùtiful cauntri
del titolo, brevi ritratti senza parole ma densi di dolore si alternano con
le testimonianze di un'allevatrice di agnelli, di agricoltori, di pastori,
di un sindaco, di un procuratore e di un educatore ambientale, in lotta
perenne con i crimini del territorio e con una forza che avvelena i loro
cari, le loro terre e i prodotti che finiscono sulle nostre tavole.
Gli autori leggono quella realtà facendo un passo indietro, sottraendo la
loro presenza agli occhi dello spettatore, declinando il narratore fuori
campo e onnisciente per cercare nella campagna campana le persone che
avrebbero potuto diventare i personaggi principali, perché il cinema
funziona soprattutto attraverso l'identificazione. Entra in gioco in questo
modo uno sguardo umano, che i documentaristi coltivano, partecipando (a
distanza) alla realtà.
Uno sguardo laico, lontano da diffusi ideologismi, capace di cogliere la
crisi etica e politica del Bel Paese, dove il male è "a norma" come le
discariche abusive e i reati ambientali non sono contemplati dal Codice
penale.
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