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Arthur e
il popolo di Minimei
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Regia |
Luc Besson |
| Attori |
Adam LeFevre
David Bowie
Doug Rand
Freddie Highmore
Mia Farrow
Penny Balfour |
| Paese,
Anno |
Francia - 2007 |
| Genere |
Animazione |
| Durata
(Minuti) |
102 |
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Trama |
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1960. Connecticut. Il piccolo Arthur vive in campagna con la nonna. La
tenuta sta per essere fatta propria da un avido uomo d’affari. L’unico modo
per sottrargliela consiste nel ritrovare un tesoro di cui si parla nel
misterioso diario del nonno scomparso da tempo. Il tesoro si trova nel mondo
dei Minimei, esseri minuscoli che Arthur scoprirà viventi nel sottosuolo
intorno a casa. Riuscirà a raggiungerli e a trasformarsi in uno di loro per
cercare di raggiungere il proprio obiettivo. Troverà anche l'amore. Luc
Besson non è certo un regista che si sottrae alle sfide. Questa volta ha
deciso di confrontarsi nuovamente con gli americani (come già ha fatto in
passato con Nikita e Il quinto elemento) ma sull’ancor più insidioso fronte
dell’animazione. Puntuali e livorose le stroncature d’Oltreoceano.
Decisamente ingenerose però. Perché il film riesce a giustificare la scelta
della tecnica mista (attori e animazione) ed è in grado di trovare un suo
pubblico non solo tra i bambini. Perché è vero che ‘ruba’ da tanti suoi
predecessori (La spada nella roccia, Il Signore degli Anelli, Star Wars
ecc…) ma lo fa in maniera così spudoratamente simpatica che non lo si può
certo accusare di plagio. E’ come se il regista francese ci dichiarasse i
propri amori (anche quelli d’infanzia) cercando però di costruire un
percorso nuovo. Anche la storia d’amore entra a far parte della lettura
bessoniana del cinema. Perché se in Leon aveva suscitato più di una
perplessità di sospetta pedofilia qui è la principessa dei Minimei ad essere
decisamente più ‘avanti’ rispetto al preadolescente Arthur. Così ‘avanti’
(anche rispetto all’epoca in cui è ambientato il film) da poter essere
doppiata da Madonna nella versione americana (il cattivo di turno è toccato
a David Bowie indimenticato protagonista di Labyrinth). La morale poi è
ecologica e pure interetnica grazie anche all’intervento risolutivo dei
guerrieri africani. Qualcuno la definirà troppo ‘politically correct’ ma
nella Francia postbanlieu date alle fiamme è anche questo un segnale
distensivo.
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