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American
Gangster
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Regia |
Ridley Scott |
| Attori |
Denzel Washington
Russell Crowe
Josh Brolin
Cuba Gooding Jr
Chiwetel Ejiofor
Carla Gugino
John Hawkes
Edwin Freeman
Jason Furlani |
| Paese,
Anno |
USA - 2007 |
| Genere |
Drammatico |
| Durata
(Minuti) |
157 |
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Trama |
Harlem, 1968. Frank Lucas, gangster nero e "ricercato", ama la famiglia,
prega in chiesa e fa la guardia a Bumpy Johnson, un "padrino" che accoglie
le suppliche di Harlem e distribuisce tacchini il Giorno del Ringraziamento.
Richie Roberts, detective ebreo e incorruttibile della contea di Essex, sta
divorziando dalla moglie, ha dimenticato di dire le preghiere e dà la caccia
ai malavitosi e ai distributori di tacchini. Alla morte di Johnson, Lucas,
più moderno e manageriale del vecchio padrino, subentra nelle sue attività,
elimina gli avversari e diventa in pochi anni un potente boss della droga.
Scavalcando le famiglie mafiose e rifornendosi di eroina direttamente nel
sud-est asiatico, Lucas accumula una fortuna e attira l'attenzione di Richie
Roberts. I loro percorsi, opposti e paralleli, si incontreranno sotto il
ring del match del secolo: Alì-Frazier. Soltanto uno resterà in piedi,
vincendo ai punti.
Dentro una fotografia livida e bluastra, sotto un cielo che piove pioggia e
neve, si fronteggiano due eserciti: da una parte i gangsters e i poliziotti
corrotti della Unità Speciale della Narcotici, dall'altra gli agenti di
Roberts, "puri" come l'eroina spacciata da Lucas. Da una parte il caos,
dall'altra l'ordine.
Come nel Gladiatore la disposizione degli "eserciti" prima della battaglia
esprime una diversa visione del mondo: la pianificazione di un dominio
(controllare il mercato dell'eroina sulla 116ma strada) e la "rivolta"
contro l'aggressione dei dominatori. Anche questa volta Ridley Scott ha
l'urgenza di raccontare la storia di due antagonisti che, come accade spesso
nel suo cinema, sono l'uno il doppio dell'altro: Frank e Richie come Commodo
e Maximus, o più indietro nel tempo e nella filmografia del regista, come i
cavalieri duellanti D'Hubert e Féraud. Due destini incrociati, due percorsi
chiasmici: Frank scende nell'arena (o sale sul ring) per diventare
protagonista e rivendicare per sé il "sogno americano" di Luther King,
Richie, spettatore diligente, assiste alla sua rappresentazione su un
palcoscenico diventato universale.
Ridley Scott si porta dietro dall'Europa e porta avanti negli States il
progetto di cinema d'intrattenimento colto, di mainstream che si nutre di
arte, di letteratura hard-boiled, di fumetto, di spot pubblicitari e di
riviste di architettura. Mutuati i fendenti metallici dei Duellanti e del
Gladiatore coi colpi sibilanti di pistole e fucili automatici, American
Gangster è il tentativo di mostrare il microcosmo di Frank Lucas come la
metafora di un macrocosmo: la società statunitense nata dalla violenza della
frontiera, dallo sterminio degli indiani e dal lavoro schiavistico. Violenza
che resta una costante di questa società. Siamo negli anni '70 e la Storia
irrompe nel film di Scott restituendo l'allucinazione del Vietnam, la
temperatura del conflitto e gli interessi intorno al conflitto. Frank Lucas
è un nero del Sud che costruisce una versione personale e anomala di una
storia americana di successo, che sostituisce il "padre" al comando e che
rappresenta l'ascesa di una generazione contro un'altra: vecchia-nuova
America, vecchia-nuova "mafia" (Lucas acquisisce il modus operandi della
struttura mafiosa, impiegando nel suo business i cinque fratelli e i tanti
cugini). Lo stesso Frank subirà, nell'ultimo e significativo fotogramma,
l'affiorare aggressivo della next generation, la generazione successiva
rappresentata (ma disincarnata) dal rampante hip-pop. Il "sipario" del
carcere si chiude dietro al vecchio criminale rigettato nell'arena per farsi
vampirizzare dalle nuove orde di enfants terribles.
Russell Crowe e Denzel Washington sono Richie e Frank: corpi pesanti e
massicci in contrasto coi volti in cui l'espressione passa per accenni
lievissimi, per impercettibili increspature, per linee che si muovono appena
colmando l'inquadratura senza muovere un muscolo. Attori senz'altro credo
che il loro inarrivabile talento.
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