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14 anni vergine
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Regia |
Christian Charles |
| Attori |
Ryan Pinkston
Kate Mara
Teri Polo
Carmen Electra
Craig Kilborn
John Carroll Lynch
Cynthia Stevenson
Amanda Walsh
Derek McGrath |
| Paese,
Anno |
Italia, Sudafrica, USA - 2008 |
| Genere |
Commedia |
| Durata
(Minuti) |
93 |
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Trama |
Il primo giorno di liceo, Sam scopre con orrore che la sua vita
nell'istituto sarà tutt'altro che semplice e felice: snobbato dalle ragazze,
vessato dai maschi, ridicolizzato per la sua statura decisamente sotto la
media e per il saluto affettuoso che mamma e papà gli riservano all'entrata.
Senza perdere tempo, cerca aiuto presso il consulente psicologico della
scuola, ma tutto quel che si sente rispondere è che l'unica via di salvezza
è la menzogna. Deve spacciarsi per quello che non è, solo così otterrà la
popolarità che cerca, la sincerità è una virtù da perdenti. Pronto a tutto,
Sam le spara più grosse che può, ma, come per magia, le frottole si
avverano, finendo per complicargli irrimediabilmente la vita.
14 anni vergine è il titolo della school comedy di Christian Charles,
pessima traduzione italiana dell¿originale Full of it, che si è sostituita
al provvisorio Sam, lo sfigato raccontaballe, che se non altro si manteneva
più fedele all'umorismo studentesco e senza pretese del film.
Spassoso e nulla più, questo teen movie deve la sua riuscita al clima retró
che lo permea, favorito dalla faccia del protagonista Ryan Pinkston, che si
direbbe fuoriuscito da una puntata della Famiglia Bradford, e da una
fotografia invecchiata fino a resuscitare i primissimi anni Ottanta. In
quest'aura d'ingenuità costruita ad hoc, la miccia innescata dalle bugie di
Sam - un sesso di dimensioni indicibili, un padre rockstar, una madre
artista d'avanguardia - dà luogo ad un'esplosione ancor più sonora, e non
c'è dubbio che il risultato comico del film nasca tutto dall'esagerazione.
Quando i suoi desideri diventano realtà, la professoressa di lettere diventa
più fedele di un cagnolino, la reginetta della scuola non gli dà più scampo
e lui non sbaglia più un canestro, sia che tiri "a cucchiaio" sia che calci
la palla da qualsiasi posizione del campo. La morale recita che "il troppo
stroppia" e il film cresce su questa direttrice fino ad esplodere in un
climax goliardico che non manca di qualche vera scintilla (a proposito della
dislessia di Carmen Electra, per esempio).
A ribadire l'intenzione edificante prima che piccante, si aggiunge la scelta
di incorniciare il "successo" di Sam in una sorta di parentesi magica, che
si apre e si chiude con uno specchio rotto. Simbolo dell'identità e
dell'apparenza oggettiva, quando intatto, lo specchio rotto restituisce, al
contrario, un'immagine di sé alterata, buffa, grottesca. Questo, in
definitiva, è 14 anni vergine, un film fatto di simbolismi facili ma
efficaci, una favola sulla potente fantasia dei piccoli e la sciocca
credulità dei grandi o di chi si atteggia a tale.
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Cover
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