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10.000 A.C.
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Regia |
Roland Emmerich |
| Attori |
Camilla Belle
Steven Strait
Cliff Curtis
Omar Sharif
Tim Barlow
Suri van Sornsen
Marco Khan
Reece Ritchie
Mo Zinal |
| Paese,
Anno |
Nuova Zelanda, USA - 2008 |
| Genere |
Avventura |
| Durata
(Minuti) |
109 |
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Trama |
In un tempo lontano, quando gli uomini erano dominati dalla paura, guidati
dagli spiriti e ispirati dalle profezie, viveva una pacifica tribù di
cacciatori. Con l'arrivo dei mammuth si apriva per loro la stagione della
caccia, della prosperità e dell'amore. Quel sentimento smisurato che unisce
il giovane D'Leh all'orfana Evolet. Una passione interrotta dall'irruzione
di "demoni" a cavallo: feroci predatori e mercanti di schiavi a servizio di
un dio avido e troppo umano. Rapita la bella Evolet, D'Leh si spingerà fino
ai confini del mondo per liberare la sua fanciulla e gli uomini vessati
dalle superstizioni di un tiranno inviso e invisibile. Nel corso del viaggio
il cacciatore diventerà un guerriero e il guerriero una leggenda.
Non è certo una scoperta ma è bene ribadirlo: i generi fantascientifici o
fantastorici rappresentano prima di tutto se stessi e il grado di tecnologia
di cui si fanno portatori. Non c'è da scandalizzarsi. L'uso degli effetti
speciali ha sempre avuto lo scopo di arricchire ed esasperare lo spazio, di
originare e addirittura penetrare nuove dimensioni: il viaggio
spazio-temporale attraverso porte interplanetarie (Stargate) o il
contatto/scontro con creature aliene o con animali giganteschi come Godzilla.
Roland Emmerich, il regista che il giorno dell'Indipendenza ha polverizzato
due monumenti sacri della storia americana (la Casa Bianca e l'Empire State
Building), con 10.000 AC va molto indietro nel tempo, più indietro del
Patriota e della Rivoluzione Americana, fino agli albori della civiltà.
10.000 AC non ha valore polemico o ideologico, non interpreta il passato
remoto degli uomini né descrive la loro vita emotiva, piuttosto riproduce un
mondo fantastico, che diventa un contenitore di situazioni e trame
introdotte senza più timore di inverosimiglianza o umorismo involontario. Si
fa in fretta a guadagnare l'adesione e l'identificazione del pubblico quando
gli eroi devono vendicare la morte o il rapimento di un loro congiunto e gli
antagonisti sono caratterizzati come arroganti, crudeli e indifferenti al
dolore e alla sofferenza. Se si aggiunge poi che quello che capita al
protagonista è qualcosa di umanamente comprensibile e condivisibile (il
desiderio di ricongiungersi alla donna amata), il successo è servito.
Come il patriota combattente di Mel Gibson, D'Leh è un eroe suo malgrado e
secondo una strategia vincente che attraversa la storia e i generi del
cinema americano. Su di lui non ci si può sbagliare e non ci sono ragioni
perché lo spettatore non si schieri col maldestro cacciatore di Steven
Strait, che per caso abbatte un enorme mammuth e sempre per caso salva
dall'annegamento una tigre bianca e gigantesca. Una ricostruzione, quella di
Emmerich, che non possiede nulla di assoluto, che accumula gli effetti per
provocare il ritmo, che evidenzia una povertà formale e visiva e che infine
fa rimpiangere il cinema corporeo. Quello che puoi toccare e che tocca il
cuore.
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